“Pochi presidi medici per le pubbliche assistenze”. L’appello di due volontari

01 Marzo 2020

“Mi rivolgo a voi nella speranza di poter far sentire, in questo caos, la voce di queste persone e tante altre, le quali stanno operando in maniera silenziosa e costante, per il bene dei pazienti, in condizioni critiche per la loro incolumità e non, come viene detto alla televisione, in una “macchina sanitaria quasi perfetta”.

L’appello, giunto in redazione, arriva da una volontaria della pubblica assistenza di un paese della provincia piacentina che, assieme a un collega, mette in evidenza la carenza di presidi medici per chi, come loro, ogni giorno svolge un servizio pubblico – e gratuito – a tutela della salute pubblica.

Il volontario di cui parla la donna guida l’ambulanza e “opera in emergenza 118 ogni sera, eccetto una a settimana. Opera privo dei presidi necessari alla tutela della propria salute, per lasciarli agli altri membri dell’equipaggio, in quanto non ce ne sono per l’intera squadra. In ambulanza, infatti, solo un kit di prevenzione per due persone, quando un turno è formato da almeno tre: l’autista sembrerebbe fuori dalle misure precauzionali per la diffusione del contagio. L’unica accortezza per lui è che non scenda dall’ambulanza, quando potrebbe comunque essere contagiato nell’abitacolo del mezzo. Nel magazzino sanitario ci sono solo 8 mascherine Ffp3, che bastano a malapena per i turni della 24h di emergenza (3 turni da otto ore con almeno tre militi per equipaggio)”.

La donna spiega che l’iter di telefonate “a nove diversi enti” per cercare di reperire ulteriori kit protettivi è stato lungo ed estenuante, al termine del quale, dice “siamo riusciti a reperire quell’unico kit per due persone, di cui già detto prima, insufficiente per le richieste di emergenza giornaliere, se si vuole continuare a prestare il servizio h24”.

“Sono consapevole che siamo tutti sulla stessa barca – prosegue l’email -, che siamo tutti ugualmente spaventati da questo nemico invisibile di cui conosciamo ancora troppo poco. Ma sono convinta che se ci uniamo per combattere i controsensi di questi giorni, come la speculazione sul costo delle mascherine anche per le associazioni di volontariato di emergenza in ambulanza (che sono appunto di volontariato e non sono nemmeno tutelati nella giusta misura con i presidi che hanno), potremo fare dei passi avanti per migliorare il sistema sanitario”.

“Mi rivolgo a voi – conclude la donna -, auspicando che possiate in qualche modo parlare con le autorità regionali e locali per migliorare questa situazione di emergenza, cercando almeno di tutelare al meglio gli operatori sanitari”.

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