“Cervello in fuga” piacentino rientra in Italia: “Non me ne pento”

25 Marzo 2020

“Non mi sono affatto pentito di essere tornato in Italia”. Il ricercatore piacentino Luca Fiorentini, esperto internazionale della commedia dantesca, lo dice con convinzione: nonostante la tragica emergenza Coronavirus vissuta nel nostro Paese, non vorrebbe trovarsi in nessuno altro posto al mondo. Dopo lunghe esperienze a Parigi e Toronto, infatti, il 35enne qualche mese fa ha scelto di rientrare a Roma, anche per riabbracciare più spesso la sua famiglia che vive a Piacenza. “A proposito dell’allerta Covid-19 – commenta il giovane – apprezzo la rapidità con cui in Italia si è deciso di adottare una linea il più possibile ferma, anche a costo di affrontare una grave crisi economica. E resto senza parole quando leggo le testimonianze di chi fa sacrifici inauditi per porre rimedio alla catastrofe”.

Fiorentini è l’esempio controcorrente di un “cervello in fuga” che ha scelto di rientrare nel suo Paese d’origine, in Italia. “Desideravo ritrovare un certo ambiente di lavoro – ammette Luca – e soprattutto i maestri e i colleghi della Sapienza di Roma. Di Piacenza mi mancava la bellezza discreta. Ma sono sempre riuscito a tornare con regolarità, anche perché qui ho la mia famiglia e molti amici”. Fiorentini ha fatto della letteratura italiana del Trecento e del Quattrocento il suo terreno quotidiano: poco più di un anno fa, non a caso, ha vinto il premio “Antonio Feltrinelli Giovani 2018” per la scrupolosa opera di interpretazione della commedia dantesca, ottenendo un finanziamento di circa 50mila euro dall’Accademia dei Lincei. “Un generoso contributo – ricorda lo studioso piacentino – che mi ha messo nelle condizioni di poter scegliere in quale sede svolgere la mia attività. Ho lavorato per un anno come ricercatore alla Sorbona, poi ho ottenuto un contratto di tre anni al Collège de France. Nell’agosto del 2017 mi sono spostato in Canada, dove ho vinto una borsa post-dottorale di dodici mesi. Di volta in volta, anche a causa della condizione di precarietà della ricerca, sono andato dove era possibile disporre di un finanziamento. Dopo due anni a Napoli, quattro a Parigi e uno a Toronto, ho scelto di fare ritorno nella capitale italiana. Da qui al 2021, anno del centenario dantesco, sarò impegnato soprattutto su Dante. A maggio di quest’anno – continua il 35enne – uscirà per l’editore anglo-americano Routledge un mio breve libro in inglese sul cosiddetto canone delle “Tre corone” costituito da Dante, Petrarca e Boccaccio”.

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