Non è smog

Polveri fini alle stelle, ma è sabbia. L’esperto: “Fenomeno più unico che raro”

30 marzo 2020

Il balzo verso l’alto di Pm10 che le centraline Arpae di tutta le regione Emilia Romagna hanno registrato sabato 28 e domenica 29 marzo, ha messo in allerta esperti e cittadini. Abbiano contattato Arpae per capire l’origine del fenomeno.

“Una ondata di polveri provenienti dall’area del Mar Caspio è stata la causa dell’improvviso innalzamento dei livelli di polveri fini registrato da tutte le centraline della rete regionale di monitoraggio della qualità dell’aria, nelle giornate di sabato e ieri” ha spiegato Vanes Poluzzi, responsabile del Centro per la qualità dell’aria della regione Emilia-Romagna.

Un repentino e generalizzato balzo verso l’alto che ha colorato di un cupo colore violaceo buona parte della regione Emilia Romagna, a partire dalla zona litoranea. Era da venerdì 20, infatti, che i valori di Pm 10 rimanevano abbondantemente sotto la soglia massima di 50 microgrammi al metro cubo, attestandosi attorno a una media di 20. Poi, dopo una risalita a 44 microgrammi venerdì scorso, il balzo di sabato a 89 e i 77 di ieri. Piacenza, estremo occidentale della regione, è stata la provincia meno interessata dal fenomeno. Più colpite quelle di Romagna, con 140 microgrammi a Rimini, 136 a Bologna e 133 a Forlì-Cesena.

Un evento subito analizzato dai tecnici di Arpae, che, una volta verificato il contenuto dei filtri e riscontrato che non si trattava di polveri riconducibili al risultato di combustione ma a polveri di materiate terrigeno, sono andati a ritroso nel tempo e nello spazio per capirne la provenienza.

“Un fenomeno più unico che raro – ha spiegato Poluzzi – per due motivi. Prima di tutto l’origine orientale (capita che arrivino polveri da sud, dal deserto del Sahara, ma quasi mai da est) e poi la concomitanza di due eventi meteorologici: una tempesta sui territori del Mar Caspio, che ha sollevato grandi quantità di polveri, associata a una circolazione d’aria retrograda, ovvero da est verso ovest (di norma è il contrario). Questo ha fatto sì che la grande massa d’aria piena di polveri di terra abbia sorvolato la bassa Russia, il Mar nero, l’Europa dell’est fino all’Adriatico e poi la Pianura Padana”.

“Una conferma che si tratti di polveri terrigene e non secondarie da combustione arriva dalla bassa concentrazione di Pm 2,5 –ha concluso Poluzzi -, trattandosi di particelle da erosioni, più grossolane”.

Ora il fenomeno è in attenuazione.

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