“Messe a numero chiuso, due persone per panca e mascherine”

23 Aprile 2020

Così come le aziende si stanno preparando alla riapertura delle attività il prossimo 4 maggio, anche la Chiesa non vuole farsi trovare impreparata quando le funzioni saranno aperte di nuovo ai fedeli.
Da Piacenza, in particolare dal vescovo della diocesi mons. Gianni Ambrosio, arrivano alcune proposte ,che presenterà lunedì prossimo alla Conferenza episcopale dell’Emilia Romagna riunita a distanza: messe a numero chiuso, due persone per ogni panca della chiesa e mascherina a tutti fedeli.
Per consentire ai fedeli di partecipare alle celebrazioni, pur mantenendo i livelli di sicurezza sanitaria.

“A livello ufficiale non c’è ancora nulla – precisa il vescovo Ambrosio -, perché la situazione italiana è complessa. L’auspicio di una parziale riapertura lo abbiamo già manifestato più volte tra noi vescovi dell’Emilia-Romagna”. L’ipotesi è domenica 10 maggio, o di quella immediatamente successiva. Lunedì il vescovo di Parma, Enrico Solmi, potrebbe rendere ufficiale la richiesta di far ripartire almeno i funerali dal 4 maggio.

“Se la situazione migliora rispetto ad oggi, si può pensare a celebrazioni con un numero limitato di persone – prosegue Ambrosio – mantenendo le distanze. Penso alle panche – spiega -: se due persone stanno una ad un estremo, una all’altro, in mezzo ci sono due metri e quindi si può fare. In questo modo settanta-ottanta persone in una chiesa grande ci stanno”.

Poi la mascherina. Qui sarebbe opportuno che le parrocchie si dotassero di un minimo di scorta per far fronte all’esigenza di fedeli sprovvisti. Il vescovo stesso ha ricevuto una donazione di 5mila dispositivi di protezione dal comandante dei carabinieri dell’Italia Settentrionale. Li ha distribuiti alla Caritas e ad alcune parrocchie. “Nella ipotesi di messe a numero chiuso si possono aumentare le prefestive – prosegue mons. Ambrosio, per permettere a tutti di partecipare”.

Non manca un pensiero particolare alle persone anziane e con maggiori problemi di salute che potrebbero continuare a rimanere nelle proprie abitazioni. Per loro il vescovo manterrebbe la diretta in streaming e in televisione “in modo da poter offrire la partecipazione all’eucarestia senza muoversi da casa”.

 

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