Terapia intensiva, i pazienti comunicano con una “mappa” di disegni

24 Aprile 2020

Stanchezza, fame, sete, catarro, caldo o freddo. Sono gli stati d’animo che caratterizzano la quotidianità di un paziente ospedaliero. In terapia intensiva, però, le persone intubate non riescono a farsi capire sempre con la propria voce: ecco perché un gruppo di specialisti dell’Asl di Piacenza ha ideato uno strumento semplice ma immediato per permettere a chiunque di comunicare con gli operatori sanitari. Nei giorni scorsi anche alcuni cittadini ricoverati in rianimazione a causa del Covid-19 ne hanno sperimentato l’utilizzo. Si tratta in buona sostanza di una tabella colorata con una serie di disegni che indicano prurito, dolore, voglia di scrivere o fatica a respirare, giusto per fare qualche esempio. Questa “mappa delle emozioni” è stata tradotta in più lingue: italiano, inglese, francese, arabo, albanese, spagnolo e cinese. A progettarla sono state la logopedista di medicina riabilitativa estensiva Rossella Raggi, il medico fisiatra Sara Sverzellati e la neolaureata in logopedia Sara Riccardo (che ne ha tratto proprio la sua tesi).

“L’Organizzazione mondiale della sanità considera la comunicazione come un fondamento per la partecipazione alla vita sociale – spiegano le autrici della ricerca -. I pazienti coscienti ma impossibilitati a esprimersi sviluppano implicazioni cliniche come problemi per la cura, l’equilibrio psicologico e l’interazione sociale, riportando inoltre sensazioni come inadeguatezza e frustrazione che aumentano il rischio di gravi eventi medici e scarsa efficacia della terapia. Tutto ciò colpisce anche l’ospedale, con un prolungamento della degenza, l’uso della sedazione e di terapie antidolorifiche e, soprattutto, la bassa adesione alle cure per l’impossibilità del ricoverato di chiedere informazioni, riferire ciò che prova, esprimere commenti ed entrare in contatto con lo staff medico”. Ecco perché il gruppo di esperti ha realizzato una tabella di stati d’animo a disposizione degli infermieri che devono interagire con i soggetti no-vocal, ovvero in difficoltà nella comunicazione vocale. “Sono state prese in considerazione – aggiungono Raggi, Sverzellati e Riccardo – le esigenze più frequenti. Inoltre, i coordinatori infermieristici hanno sottolineato gli ostacoli che spesso si incontrano nella relazione con i cittadini stranieri. Per questo, con l’aiuto del servizio di mediazione culturale dell’Asl di Piacenza, è stata effettuata anche la traduzione delle didascalie in sei lingue”.

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