Disturbi alimentari, rischio ricadute. “Tornare a visitare pazienti”

13 Maggio 2020


La paura del contagio da Covid-19 e la conseguente perdita del controllo sulla situazione può indurre le persone che soffrono di disturbi alimentari ad abbuffarsi ancora di più o a introdurre meno cibo. L’Istituto superiore della Sanità richiama l’attenzione sula necessità di intervenire tempestivamente perché la pandemia può aumentare il rischio di ricadute e il peggioramento dei disturbi dell’alimentazione.
“Ci sono altre situazioni che generano rischi come l’impossibilità di uscire e dunque di fare sport per soffre di anoressia mentre aver fatto la spesa una volta la settimana e aver riempito il frigorifero può aver provocato problemi a chi soffre di bulimia – spiega la dottoressa Mara Negrati, presidente dell’associazione Puntoeacapo, ex responsabile di Nutrizione clinica per l’Ausl -. Inoltre – aggiunge –  la convivenza forzata può aver provocato ulteriori problemi dove i rapporti erano già difficili” . Durante l’emergenza le pazienti sono state seguite dai laboratori dell’Ausl al telefono e con incontri online.

Nella Fase 2, la dottoressa Mara Negrati sottolinea la necessità di tornare a visitare chi soffre di disturbi alimentari nel rispetto dei protocolli di sicurezza. “Abbiamo ricevuto tante chiamate da parte di famiglie e di pazienti preoccupate, ora è importante tornare a vedere negli ambulatori le persone ovviamente nel rispetto delle normative anticontagio e dunque con mascherine e appuntamenti scaglionati. Gli ambulatori dell’Ausl guidati dal dottor Giacomo Biasucci per i minorenni e dalla dottoressa Jessica Rolla per gli adulti si stanno attrezzando per riaprire”.
Le persone seguite dai laboratori dell’Ausl nel Piacentino sono circa 80.

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