A marzo attività più che raddoppiata per il sistema 118 di Piacenza. Uomini anziani i più colpiti dal virus

15 Maggio 2020

 

Non dimenticheremo mai quelle sirene ininterrottamente giorno e notte hanno rimbombato a Piacenza nel mese di marzo 2020. Le ambulanze in circolazione erano quadruplicate fino al picco del 16 marzo con 160 interventi per sospetto Coronavirus. Non c’erano solo i trasporti in pronto soccorso, il 118 si è occupato anche di tutti i trasferimenti dei pazienti tra gli ospedali piacentini e in Regione oltre a quelli in elisoccorso. Giornate impresse nella memoria così come quella continua opera di vestizione,  svestizione e sanificazione per proteggersi dal virus. Il 20% degli operatori è stato contagiato. Nessuno si è risparmiato e il sistema si è avvalso dell’encomiabile lavoro del volontariato.

“Tutti sono stati perfetti, sempre disponibili, sono stati tutti bravissimi – ha dichiarato il coordinatore medico del 118 Enrica Rossi – servivano competenze tecniche e professionali ma c’è stato anche un carico emotivo notevole oltre allo sforzo fisico per i continui interventi e il rispetto delle norme di sicurezza. Poi ovviamente è capitato di assistere all’ultimo saluto tra i familiari e i pazienti. Momenti in cui il carico emotivo è stato molto forte”. Da 70 interventi al giorno si è passati a 160 nel picco del 16 marzo. “Il 16 marzo abbiamo avuto paura di non farcela perché le chiamate arrivavano in continuazione e temevamo che le risorse potessero finire ma non è stato così. Abbiamo retto, si sono solo allungati i tempi ma la gente ha capito e quando arrivavamo nelle case i malati si sentivano sollevati perché l’ambulanza rappresentava la loro chance contro il virus” – ha dichiarato il coordinatore infermieristico del 118 Stefano Nani. “Abbiamo raffrontato i dati di marzo 2019 con quelli di quest’anno. Il primo elemento che balza all’occhio è quello quantitativo: siamo passati da 2696 chiamate registrate alla Centrale operativa Emilia ovest per il territorio di Piacenza a 6542”. Non tutte le telefonate hanno comportato l’invio di un mezzo di soccorso. “Anzi, in più di 2mila casi, la gestione della chiamata è stata fatta telefonicamente dalla centrale, segno che molto spesso le persone si sono rivolte al 118 per tutta una serie di problematiche legate al Coronavirus che abbiamo potuto gestire anche senza l’intervento diretto di una squadra sul posto”. Il sistema dell’Emergenza urgenza non si è fatto trovare impreparato di fronte alla massiccia richiesta di aiuto telefonico. “Fin dai primi giorni abbiamo potenziato questo aspetto: a Piacenza avevamo un medico e due infermieri, cui la centrale operativa poteva passare le chiamate riferite al nostro territorio”. A marzo, i codici gialli sono stati 2119 (1143 nel 2019) e i rossi 680 (514 l’anno precedente).

Anche i dati del 118 confermano quanto emerge dai ricoveri ospedalieri: i maschi sono più colpiti delle femmine dal Coronavirus. Nel marzo 2019 i servizi 118 avevano riguardato 1283 donne e 1223 uomini. Nel 2020 si registrano 2667 richieste per maschi e 1770 per femmine. Per quanto riguarda l’età, i codici più gravi (gialli e rossi) di marzo hanno riguardato 190 persone con età superiore a 75 anni, mentre nel 2019 erano stati 58. Anche nella fascia d’età tra i 61 e i 75, i dati sono eloquenti: le richieste sono state 93, a fronte delle 29 dello scorso anno.

In questi giorni le chiamate quotidiane per sospetto Covid sono una ventina ma non tutte si tramutano in accesso al Pronto soccorso. Da lunedì 18 maggio saranno trascorsi 14 giorni dalle riaperture del 4 maggio e da quel giorno il 118 sarà sorvegliato speciale. Un aumento del numero di chiamate potrebbe rappresentare il campanello d’allarme per nuovi contagi dopo il periodo di incubazione del virus. L’auspicio è che il rispetto costante da parte di tutti i cittadini delle norme di sicurezza impedisca alla curva epidemiologica di tornare a salire.

Il comunicato dell’Ausl – A marzo attività più che raddoppiata per il sistema 118 Emergenza Urgenza di Piacenza

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