Furti alla logistica

Rubata merce per 10 milioni. Negozianti ordinavano i prodotti al telefono

1 luglio 2020

 

Un’indagine lunga e complessa, iniziata nel 2017, ha fatto luce su un giro di furti ai danni di aziende della logistica piacentina. Trentasette sono le misure cautelari emesse, di cui 14 custodie in carcere, 11 arresti domiciliari, gli altri con obbligo di firma, 94 gli indagati complessivi. Ammonta a 10 milioni di euro una prima stima della merce rubata dal 2017 ad oggi. Un giro enorme, che faceva capo a una vera e propria organizzazione che rubava e ricettava la merce. Un’organizzazione smantellata da una complessa indagine dei carabinieri del nucleo operativo di Fiorenzuola coordinati dal sostituto procuratore Matteo Centini, partita grazie all’esposto di un lavoratore che poi è stato minacciato e al quale hanno bruciato l’auto.

CAPI DI ACCUSA – I capi di accusa vanno dall’associazione a delinquere finalizzata ai furti, al peculato, riciclaggio, appropriazione indebita e ricettazione della merce. Coinvolti magazzinieri, facchini, capi turno, camionisti e anche un paio di addetti alla sicurezza. Nel mirino dell’organizzazione criminale era finito il magazzino Sda di Monticelli la cui gestione era stata appaltata a Elpe Global Logistic spa, con sede legale a Torino. A fine 2016 scatta il primo allarme: la Sda si accorge degli enormi ammanchi. Parte l’indagine, prima con l’arresto di alcuni soggetti per i singoli furti poi i carabinieri si rendono conto di trovarsi di fronte a una vera e propria organizzazione criminale composta da una fazione siciliana e l’altra calabrese.

GLI ARRESTATI – Si tratta per la gran parte di cittadini italiani, dipendenti della cooperativa Elpe. Due in particolare i soggetti che organizzavano e pianificavano il lavoro, individuando le merci oggetto di successiva sottrazione, l’accantonamento all’interno dello stabilimento e la successiva “uscita”. Contattavano alcuni camionisti compiacenti, che si prestavano a trasportare la merce rubata, si occupavano di piazzare la refurtiva sul mercato nero fissando i prezzi e trattava con i ricettatori.

MERCE RUBATA – Migliaia i prodotti sottratti dallo stabilimento di Monticelli. Da prodotti alimentari di pregio a computer, cellulari, tablet, televisori, gioielli e capi di abbigliamento firmati. La merce veniva accantonata in un sito di stoccaggio poi, con la compiacenza di autisti e di due vigilanti privati, il materiale veniva trasportato fuori dal polo logistico per essere poi parcheggiato in alcuni luoghi e ceduto a terzi successivamente, con ingenti guadagni. Un’organizzazione con struttura verticistica con un siciliano a capo che aveva coinvolto anche tutta la sua famiglia, compresa la moglie che si occupava della filiera e dei pagamenti.

SISTEMA CONSOLIDATO – “Nell’edificio di Monticelli mancava un sistema di videosorveglianza e nello stabilimento vigeva la totale anarchia” – spiegano gli inquirenti. Le intercettazioni hanno permesso di far emergere anche una rete di ordinazioni che avvenivano al telefono e che coinvolgevano i titolari di negozi di città e provincia.

RINGRAZIAMENTO DEL SINDACO – Un plauso è arrivato dal Comune di Piacenza: “Il valore di questa operazione – scrive il sindaco e presidente della Provincia Patrizia Barbieri – sta non solo nella portata e nella dimensione dell’associazione a delinquere che i Carabinieri sono riusciti con efficacia e professionalità a bloccare, ma anche nel messaggio forte che ne deriva in termini di rispetto delle regole e sicurezza nei luoghi di lavoro, da cui non si può mai prescindere”.

Il plauso del sindaco di Piacenza

 

Dettagli dell’operazione

 

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