Confagricoltura

Stop ai prelievi dal Nure e Chiavenna: “Ma così si danneggia l’agricoltura”

4 agosto 2020

Stop al prelievo d’acqua a fini irrigui dai torrenti Nure e Chiavenna. Lo ha disposto temporaneamente l’Arpae di Piacenza, anche per gli affluenti dei due corsi d’acqua. Un provvedimento che ha provocato l’immediata protesta di Confagricoltura: “Il Covid non ci ha insegnato nulla – interviene Filippo Gasparini, presidente dell’associazione di categoria – come tutti gli anni torniamo a dover combattere con le amministrazioni perché il problema dell’acqua in Val Nure non lo si vuol risolvere. Indipendentemente dalla diga, che resta una nostra richiesta, nella realtà dei fatti non si fa nulla e si lascia che gli agricoltori continuino a subire danni per l’inedia di chi dovrebbe amministrare un territorio. L’obbligata e improvvisa chiusura dei canali di irrigazione nel territorio di Vigolzone ha causato danni ai campi dato che gli agricoltori hanno dovuto sospendere le irrigazioni ai prodotti orticoli come fagioli e ai secondi prodotti appena seminati. Qui sopravvive solo chi ha la possibilità di costruire un pozzo, chi dipende dai canali di irrigazione non ha tregua. E la chiusura da un giorno all’altro delle derivazioni dal Nure ha procurato anche gravi disequilibri all’ecosistema ambientale consolidato dei canali storici che nei secoli sono divenuti habitat di flora e fauna. Chiediamo che vengano modificati i criteri di calcolo del deflusso minimo vitale e che si pensi a modalità efficaci per stoccare l’acqua quando c’è”. Per far fare il punto sulla situazione, Confagricoltura ha fissato un incontro in giornata con i rappresentanti dei rivi della Val Nure.

Intanto nel primo pomeriggio si è svolto l’incontro tra il presidente Filippo Gasparini, Umberto Gandi presidente del Rio Bertone e del Rio Chiavica, Giuseppe Baldini presidente del Rio Grazzano e Mauro Malvicini segretario di tutti e tre i Rivi della Val Nure sottoposti a divieto di prelievo ai fini irrigui con la determina di fine luglio di Arpae. Diversi gli aspetti considerati a partire dal fatto che il torrente Nure non risulta tra quelli monitorati su base storica per il calcolo del DMV e pertanto il provvedimento di chiusura dei rivi viene effettuato improvvisamente e senza alcuna possibilità di previsione.

“Sappiamo che quando abbiamo più bisogno d’acqua perché in campagna fa caldo e dobbiamo irrigare arriva il divieto. Quest’anno la decisione ci danneggia doppiamente – ha osservato Umberto Gandi – perché tutti hanno puntato sui secondi prodotti a causa delle piogge autunnali che hanno impedito la semina dei cereali autunno vernini in molti appezzamenti, a ciò si aggiunga anche che l’agricoltura, a causa del Covid, ha subito rallentamenti e affrontato difficoltà organizzative in primavera, per cui dobbiamo ringraziare il cielo che dopo il divieto di attingimento è piovuto, altrimenti avremmo perso i soldi della lavorazione, delle sementi e tutto il prodotto”. “È una spada di Damocle che viene calata all’improvviso – ha sottolineato Mauro Malvicini – su un’agricoltura fatta di piccole aziende con una grande varietà ambientale, dove prati si alternano a boschine e sugli appezzamenti si fa la rotazione colturale. Senz’acqua non c’è possibilità di sussistenza e si condannano le imprese a morire. Gli agricoltori della zona non hanno preso alcun ristoro dai danni dell’alluvione del 2015, hanno cercato di resistere, di sistemare in economia le condotte danneggiate. Con la carenza della manodopera, la gestione dei rivi diventa sempre più impegnativa eppure ce la mettiamo tutta perché sono linfa per le nostre imprese e un valore per il paesaggio”. “In Lombardia non c’è stato alcun problema a concedere le deroghe al DMV – sottolinea Giuseppe Baldini – di cui tra l’altro non è più procrastinabile la modifica nei criteri di calcolo, è poi necessario renderci conto di cosa stiamo parlando: di un torrente che in estate si asciuga comunque, da un lato, e di attingimenti superficiali nei rivi con 5 o sei pompe in tutto che non hanno alcun impatto sulla falda”. “Viene da chiedersi – chiosa Gasparini – dove sono finiti i finti custodi dell’ambiente che in Val d’Arda, contestando la condotta, volevano l’acqua libera di scorrere nei vecchi canali perché sono ormai parte integrante dell’ambiente. La questione non finisce certo con questo appuntamento, non lasceremo le aziende agricole combattere da sole contro queste decisioni che hanno in spregio l’agricoltura, che ipocritamente la danneggiano con uno pseudo-ambientalismo che cambia corrente, è il caso di dirlo, da vallata a vallata e che ha come unico risultato di demolire un Paese che non riesce a risollevarsi”.

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