L'appello di Hicham Hakim

Operazione Odysseus: “Decisivo per le indagini ma non posso lasciare il centro per rimpatri”

3 settembre 2020

Rinchiuso da mesi prima nel Centro per rimpatri di Gradisca d’Isonzo (Gorizia) e poi in quello di Ponte Galeria a Roma, in attesa di essere rispedito in Marocco, Hicham Hakim, il 34enne marocchino che accusa i carabinieri della caserma Levante di Piacenza – su tutti l’appuntato Giuseppe Montella – di averlo incastrato perché si rifiutava di fare la spia, lancia sul quotidiano Libertà un appello per tornare in libertà.

“Hicham ha ottenuto il nulla osta per motivi di giustizia – spiega l’avvocato Barbara Citterio – ma continuano a trattenerlo nel centro per il rimpatrio di Roma nonostante io abbia fatto istanza per la revisione della misura e il rilascio”.
Il legale di Hachim sottolinea che “il centro di Ponte Galeria è di fatto un lager: i migranti trattenuti dormono senza materassi, in mezzo alla sporcizia, senza possibilità di comunicare coi difensori né coi familiari. Ogni minuto che il mio assistito passa lì dentro è un minuto di detenzione illegale ingiusta, in violazione dei diritti umani”.
La vicenda di Hicham era iniziata il 30 ottobre 2017, quando era stato fermato con la fidanzata, mentre fumava uno spinello ai Giardini Merluzzo. Una volta alla Levante, Hicham ha raccontato di essere stato preso a botte dai carabinieri. “Montella provò a convincermi – racconta il giovane – dicendomi che l’unica possibilità che avevo era dargli una mano”. Al nuovo rifiuto, il marocchino asserisce di essersi preso un’altra dose di legnate. “Ma non puoi mandarmi in galera per una canna”, avrebbe detto tra uno sberlone e l’altro. A suo dire, a quel punto Montella avrebbe tirato fuori di tasca un bel “tocco” di fumo e gli avrebbe spiegato: “Vedi, questo fumo? È tuo. E adesso te ne vai in galera”.

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categorie: Cronaca Piacenza

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