“Inaccettabili sei mesi per un ponte provvisorio. Siamo territori di serie C”

06 Ottobre 2020


“Mi sembra inaccettabile una tempistica di sei mesi per avere un ponte provvisorio. In altre zone i tempi sarebbero stati più brevi, siamo territori di serie C”: c’è rabbia ma anche tanta amarezza nelle parole del sindaco di Cerignale, Massimo Castelli, che da anni si batte per i diritti della gente che vive in montagna. “Non ne posso più della retorica sulla valorizzazione della montagna. Dal 2010 denunciavo le condizioni di quel ponte. Siamo alle solite”. Anche la mancata convocazione ad alcuni incontri istituzioni di questi giorni non è stata gradita. “Sia chiaro – specifica Castelli – mi sento rappresentato dagli amministratori intervenuti ma quelli isolati siamo noi al di là del ponte crollato (ovvero i comuni di Cerignale, Ottone e Zerba)”. E il problema è che per raggiungere l’altra sponda ci sono trenta minuti da percorrere in una strada di montagna, la provinciale 73 di Lago di competenza della Provincia che sfocia nella più rovinata provinciale 186 di Brallo della Provincia di Pavia. Considerando che tra non molto potrebbero arrivare ghiaccio e neve, la preoccupazione va da sé.

In base a quanto emerso da incontri e sopralluoghi, Anas realizzerà un ponte provvisorio in metallo, a monte dell’attuale manufatto crollato a Lenzino, in circa 5-6 mesi e, sempre Anas, sta progettando quello nuovo. La Regione Emilia Romagna sta lavorando per attivare la procedura di richiesta di stato di emergenza nazionale. Il crollo del ponte porta con sé l’emergenza sociale, sanitaria ed economica. Tra le richiesta c’è quella di una piazzola per l’eliambulanza. Per gli studenti una delle ipotesi è quella di attivare alcuni giorni la didattica a distanza.

La procura intanto indaga per crollo colposo, al momento non ci sono iscritti nel registro. Il viadotto e le aree limitrofe sono state poste sotto sequestro.

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