Piacenza

“Il Comune mi caccia dall’alloggio sociale”. La replica: “Rifiutata un’alternativa”

10 novembre 2020

Sul suo calendario c’è una data segnata in rosso: il 20 novembre. “Tra meno di dieci giorni, dovrò lasciare l’alloggio d’emergenza in Cantone del Cristo. Il Comune mi ha detto che devo andarmene, ma dove? Sono disoccupata, non ho nulla. Finirò in strada, di nuovo”. La piacentina Elisa Locardi ha 29 anni, “di cui otto trascorsi senza una casa, girovagando per la città e mangiando alla mensa della Caritas”. Finché nel 2019 i servizi sociali le hanno assegnato un’abitazione, ma il periodo di permanenza – diciotto mesi – sta per scadere. “Visto il momento di grave crisi economica da Covid, chiedo all’amministrazione comunale di prolungarmi l’affidamento dell’alloggio d’emergenza”. Richiesta che è stata espressa in maniera formale anche attraverso una lettera dell’avvocato Cristina Balteri, con la promessa di presentare ricorso straordinario al Presidente della Repubblica in caso di riscontro negativo.

“Meno di un anno fa – racconta la 29enne – mia mamma è deceduta in un incidente stradale. È stato un lutto pesante, ora mi prendo cura del suo cane. Mio padre, invece, è malato. Dal 20 novembre, alla scadenza dell’alloggio, cosa farò? Perché i servizi sociali non mi concedono una proroga, soprattutto in questo periodo di assoluta difficoltà?”.

LA REPLICA DEL COMUNE – Pronta la replica dei servizi sociali del Comune di Piacenza, che – in una nota trasmessa alla rappresentante legale di Locardi – scrivono: “La permanenza nell’alloggio sociale scadrà il 20 novembre, in quanto Locardi ha concluso i diciotto mesi di permanenza come previsto dall’articolo 8 del regolamento del servizio di accoglienza temporanea di primo e secondo livello rivolto a cittadini stranieri e italiani inseriti in progetti di reinserimento sociale. Di tale scadenza la signora Locardi è stata informata dalla sua assistente sociale. Quest’ultima, in attesa di maturare il requisito necessario per presentare domanda di alloggio Erp, le ha proposto una soluzione alternativa provvisoria in una struttura di accoglienza per donne di proprietà comunale. Soluzione che però è stata rifiutata. Si conferma l’impossibilità di concedere un’ulteriore proroga”.

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