Musicisti, tecnici, studi di registrazione: 2020, anno di paralisi degli spettacoli

30 Gennaio 2021

Orchestre, musicisti, tecnici, studi di registrazione e “service” per gli eventi dal vivo rischiano il collasso dopo un 2020 che ha visto un calo di attività, lavoro e fatturato dal 65% al 95%.
Dopo il teatro, la musica. La stessa musica. L’inchiesta di Libertà sulla paralisi del comparto spettacolo prosegue illuminando un altro ramo “invisibile” di una filiera complessa. Negli stessi studi commercialistici, fonti di dati gravosi, è caos e superlavoro a causa dell’incessante “baraonda decreti” all’interno di un quadro di disordine preesistente, sperequazioni e arretratezza strutturale che ha visto fiorire manifestazioni, petizioni e pressioni per la riforma strutturale di un settore polverizzato.
Testimonianze esemplari e numeri “campione” drammatici arrivano da un cantante popolare come Matteo Bensi, strutture professionali come Elfo Studio e Dancetool Studios, “service” storici come Acid Studio e Sartori Service, la ditta Sistema, quella di Riccardo Confalonieri e un direttore di produzione live nazionale come Cristiano Sanzeri. Si sopravvive indebitandosi, svendendo il materiale, reinventandosi mestieri lontani dalla missione di dar voce, luce, suono, strumenti e strutture ad un settore di profonda tradizione ed enorme importanza nella filiera della cultura e dello spettacolo dal vivo anche sul nostro territorio.
“Servirebbe una pagina – dice Bensi – per spiegare come funziona il nostro mestiere a chi lo crede un divertimento. Abbiamo mutui, famiglie e il morale a terra: solo allo spettacolo non è mai stata data nessuna minima possibilità di apertura. E’ insostenibile e inaccettabile”.

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