Antiossidanti: Erika studia come “misurare” gli effetti benefici

26 Febbraio 2021

Oggi si sente sempre più parlare di alimenti ricchi di antiossidanti, considerati potenti alleati contro lo stress ossidativo e le patologie ad esso correlato. Ma non è sufficiente che un alimento contenga queste preziose molecole per affermare che faccia bene, occorre infatti controllare che cosa accade all’organismo nel momento in cui viene assunto. Al Dipartimento di Scienze tecnologiche ed alimentari della Università Cattolica di Piacenza una equipe sta studiando proprio il metodo più affidabile per “misurare” gli effetti benefici. “Alimentazione e salute rappresentano un connubio ormai inscindibile: le persone cercano di mantenersi in salute attraverso ciò che mangiano – spiega la ricercatrice borsista Erika Martinelli – in particolare, oggi si parla di alimenti ricchi di antiossidanti che proteggono la pelle dai danni causati dai radicali liberi, che contrastano l’invecchiamento cellulare e prevengono l’invecchiamento della pelle. È vero, ma per affermare ciò, è necessario valutare quello che realmente succede all’interno del corpo a seguito dell’ingestione di questi alimenti. Il problema è che, ad oggi, non si dispone di metodi affidabili che permettano di fare questo tipo di previsioni – spiega Martinelli – gli esperimenti in vivo sono stati abbandonati, per motivi di tempo e costi, ma soprattutto per questioni etiche. Esistono poi i cosiddetti saggi chimici “in provetta”, che sono semplici, veloci ed economici, ma che negli ultimi anni si sono rivelati inattendibili, in quanto non riflettono le reali condizioni fisiologiche in vivo”.

Per sopperire a questi limiti, in tempi recenti si è passati all’utilizzo di cellule. “In particolare, nei nostri studi impieghiamo le cellule Caco-2, ovvero cellule epiteliali isolate dall’adenocarcinoma umano del colon-retto. Si tratta di cellule sono in grado di mimare la barriera epiteliale intestinale umana e che quindi permettono di considerare aspetti quali l’assorbimento, la biodisponibilità ed il metabolismo degli antiossidanti contenuti negli alimenti una volta ingeriti. Il nostro obiettivo è dunque quello di riuscire a sviluppare ed ottimizzare saggi basati sull’impiego di queste cellule che sicuramente consentiranno una migliore previsione dell’attività antiossidante degli alimenti in vivo”.

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