“Laboratori di cittadinanza”, alla Cattolica le esperienze di Nadia e Mandana

08 Marzo 2021

Nadia viene dal Marocco, la vita in Italia non era fra i suoi piani: ma oggi fa la mediatrice culturale e il suo lavoro le piace molto. Mandana invece è iraniana, a Teheran lavorava come ostetrica e insegnante di inglese all’Ambasciata del Giappone: in Italia è arrivata senza sapere una parola della nostra lingua, l’ha imparata a scuola e il suo obiettivo ora è lavorare. Sono percorsi diversi, quelli di una migrazione al femminile che è stata al centro di un interessante incontro promosso dalla facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica di Piacenza: introdotte dai saluti dei docenti Pierpaolo Triani ed Elisabetta Musi e chiuse dalla professoressa Alessandra Augelli, Nadia Takhchi e Mandana Khosravi hanno raccontato il loro cammino. Insieme a loro anche Rita Parenti dell’ Associazione Mondo Aperto, coordinatrice del progetto “Laboratori di cittadinanza” che sostiene l’acquisizione, da parte di donne immigrate, di strumenti culturali e conoscitivi della realtà italiana.

“In Italia ci sono da 13 anni – spiega Nadia – ma il mio arrivo qui non era programmato: in Marocco mi sono laureata in Letteratura francese, avevo diversi progetti, ma poi la vita cambia: ho sposato un uomo che viveva in Italia e mi sono trasferita anche io. Di fatto mi sono trovata davanti una sfida da affrontare da sola. Poi con il tempo però ho iniziato a fare il corso di italiano, ho conosciuto l’associazione di Rita, ho iniziato a lavorare nelle scuole come mediatrice”.

Mandana invece arriva da Teheran, anche se è qui da quasi 10 anni: “In Iran avevo due lavori: facevo l’ostetrica e insegnavo ai bambini giapponesi l’inglese nella scuola dell’ambasciata del Giappone – ricorda – non pensavo di venire in Italia. Arrivati qui non sapevamo nulla della lingua e a Piacenza non ho conosciuto nessun iraniano che potesse aiutarci: per questo poi ho deciso di iniziare a studiare l’italiano”.

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