Investirono in un nuovo locale poco prima della pandemia: “Mesi infernali”

05 Maggio 2021

A fine 2019 affrontano un ingente investimento per garantirsi un futuro, ma a marzo del 2020 arriva la pandemia da Covid e una famiglia di ristoratori piacentini si trova sulle spalle due mutui da centinaia di migliaia di euro da “onorare”, un affitto da pagare, sette dipendenti da lasciare a casa in cassa integrazione e zero guadagni. E’ la disavventura che raccontano Gianpiero Rigollli, Piera e il figlio Roberto, titolari della storica trattoria “Regina” di Quarto. La famiglia ha deciso di acquistare l’ex trattoria “Il Bassotto” a Gariga di Podenzano. Una palazzina che si affaccia sulla strada, da ristrutturare. E’ stato proprio Roberto a scegliere la location, dove ha ricavato anche un appartamento per sé: “Si chiamerà con lo stesso nome di prima ”Regina” – spiega – perché i miei genitori hanno dedicato una vita al nostro ristorante a Quarto, aperto circa 30 anni fa. Purtroppo l’emergenza sanitaria è stata una vera mazzata per noi. Abbiamo comprato i muri, qui a Gariga, per non pagare più l’affitto e invece ci siamo trovati con i debiti”. Roberto vuole portare avanti la tradizione di famiglia: “Dovevamo aprire a settembre 2020, ma abbiamo dovuto bloccare i lavori di ristrutturazione a causa del Coronavirus. Abbiamo fermato i mutui in banca che prima o poi dovremo riprendere a pagare”.

Ora è scattata la corsa contro il tempo: “Abbiamo riavviato il cantiere, speriamo di aprire il nuovo locale i primi di giugno. A Quarto siamo chiusi perché non disponiamo di spazio esterno, mentre qui cercheremo di ricavare una decina di tavoli all’aperto”. Il rammarico è per i dipendenti che sono a casa da mesi: “Siamo molto dispiaciuti per loro, perché prendono uno stipendio ridicolo con la cassa integrazione e poi hanno voglia di ricominciare. Il lavoro dà dignità all’uomo”.

Anche per la famiglia Rigolli gli aiuti arrivati dallo Stato sono stati insufficienti: “La nostra attività è a conduzione famigliare, quindi siamo rimasti senza stipendi. I ristori non hanno nemmeno coperto le spese della luce e dell’immondizia – racconta Roberto – speriamo di poter sopravvivere a tutto questo, soprattutto per i sacrifici che i miei genitori hanno sempre affrontato per la famiglia”.

 

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