Legambiente sul nuovo ospedale: “Fuori dalle tangenziali, riflessi negativi”

18 Maggio 2021

Legambiente ER punta il dito ed esprime dissenso sui nuovi ospedali previsti in Emilia Romagna, compreso quello di Piacenza, che “comporteranno la perdita di ingenti quantità di suolo vergine in aree ad alta vocazione agricola”.

L’associazione è consapevole delle difficoltà che il settore sanitario sta attraversando a causa della crisi pandemica in atto, “tuttavia  si legge in una nota – è impensabile che sia lo stesso comparto pubblico a replicare i modelli insostenibili del passato e a contraddire le indicazioni normative. In questo caso percorrendo la strada dannosa dell’uso di suolo vergine, invece che quella del recupero di aree già degradate. Sulla costruzione di nuovi poli sanitari in Regione si sceglie la strada urbanistica del passato: consumando campagna, senza particolari attenzioni a soluzioni meno impattanti e alimentando gli spostamenti in automobile”.

INTERVENTI FINITI NEL MIRINO – Sono tre i progetti di nuovi insediamenti sanitari che compromettono importanti superfici in aree rurali: l’ospedale di Cesena, già in una fase avanzata di progettazione, che vede superfici interessate ancora più ampie di quelle previste inizialmente; l’ospedale di Carpi e quello di Piacenza, per i quali “la discussione – scrive Legambiente – non ha trovato altrettanto e adeguato approfondimento nell’ambito procedurale della VALSAT, strumento istituzionalmente ideato per una corretta partecipazione della società civile e finalizzata alla ponderazione, più oggettiva possibile, dei costi e dei benefici di un’opera così importante e significativa per il territorio e per la comunità come lo è un ospedale”.

Per Legambiente è “particolarmente grave il caso di Piacenza (area n.6 nella foto allegata), dove la localizzazione prescelta comporterà la compromissione di un’area oggi fuori dalle tangenziali e dunque aprendo la strada a future espansioni in tale direttrice, mentre si sarebbe potuto optare per realizzare l’intervento entro l’anello delle tangenziali. La scelta avrà riflessi negativi sulla mobilità sostenibile aumentando il rischio di potenziale allagamento in caso di piene catastrofiche dei canali circostanti. Un’eventualità non più tanto remota nel contesto di cambiamenti climatici che stiamo vivendo”.

Legambiente – che ha scritto di recente agli assessori regionali competenti – “ribadisce dunque la necessità di ripensare le scelte degli insediamenti rendendoli esempi virtuosi e dimostrando che c’è coerenza con le dichiarazioni politiche con la legge urbanistica regionale. Da anni ormai si è diffusa la consapevolezza che le scelte strategiche di trasformazione del territorio debbano essere intraprese nell’ottica della rigenerazione urbana, risulta quindi particolarmente stridente che proprio alcune strutture volute e finanziate dal pubblico vadano marcatamente in direzione opposta”.

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