Dipendenza da gioco d’azzardo: nel 2020 dimezzati i nuovi casi in carico all’Ausl

28 Maggio 2021

Maurizio Avanzi, responsabile Cura gioco d’azzardo dell’Ausl di Piacenza

“E’ stato il periodo più bello della mia vita”: un’espressione difficile da associare al lockdown dovuto alla pandemia da Covid, ma per alcune persone affette dal disturbo da gioco d’azzardo è andata così.

“Il 2020 è stato un laboratorio per vedere le conseguenze dell’impossibilità di avvicinarsi ai normali giochi azzardo e i giocatori patologici hanno apprezzato questa situazione, sono stati molti i benefici economici e relazionali condivisi anche con i familiari. E’ stata un’esperienza ottima e ha dimostrato che la prevenzione ambientale è un grande beneficio” ha dichiarato Maurizio Avanzi, responsabile del servizio di cura disturbo gioco d’azzardo dell’Ausl di Piacenza.
Il servizio ha registrato la riduzione di un terzo dei soggetti in trattamento, da 180 a 120, mentre i nuovi casi presi in carico sono stati 25, la metà rispetto al 2019.
“Nei primi mesi del nuovo anno abbiamo notato l’aumento delle richieste di aiuto da parte di pazienti che giocano online – spiega Avanzi -, in particolare scommesse sportive, oppure ai gratta e vinci e ci sono richieste anche per il trading online”.

In base a quanto riferito dall’esperto, i giocatori patologici che scelgono di rivolgersi al servizio dell’Ausl sono prevalentemente uomini tra i 40 e i 50 anni ma il fenomeno è diffuso in egual misura tra uomini e donne dai 18 ai 90 anni e chi cerca aiuto è solo il 10 percento di chi avrebbe bisogno. Le cure sono prevalentemente psicologiche e  proseguono per almeno un anno.

IL SERVIZIO DI NICOLETTA MARENGHI

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