Schiave del sesso, a processo gli imputati: chieste condanne fino a 9 anni

10 Luglio 2021


Chieste pene da cinque a nove anni per i presunti responsabili della tratta delle schiave del sesso a pagamento delle ragazze (fra cui una minorenne) dalla Nigeria a Piacenza.

Si è chiusa così l’udienza di ieri, venerdì 9 luglio, a Piacenza Expo per cinque imputati accusati a vario titolo di riduzione in schiavitù, tratta di esseri umani, acquisto e alienazioni di schiavi, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Per l’imputata che il pm della Direzione distrettuale antimafia di Bologna Roberto Ceroni ha ritenuto la maggiore responsabile e la sola per cui ha mantenuto l’accusa della tratta di esseri umani, sono stati chiesti 8 anni e 6 mesi.

Il processo in Corte d’Assise, che è stato rinviato al prossimo 23 luglio per consentire le arringhe di alcuni degli avvocati della difesa, era presieduto da Gianandrea Bussi e Laura Pietrasanta, con sei giurati.
All’origine del processo due operazioni di polizia risalenti a tre anni fa: Little Free Bear I” e ” Little Free Bear II”, svolte in collaborazione tra la polizia italiana e quella austriaca. Il nome dell’operazione dall’orsetto di peluche che una delle lucciole nigeriane, minorenne, aveva sempre con sé. Le prostitute finite nella tratta erano vittime del rito juju che sulla base di antiche superstizioni costringeva le donne a obbedire agli sfruttatori.

Il gruppo di imputati, secondo l’accusa, gestiva alcuni appartamenti a Piacenza dove alloggiavano le ragazze nigeriane (almeno sei) mandate poi a prostituirsi sulla Caorsana.

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