Tragedia del Brentei, da Piacenza alle Dolomiti di corsa in ricordo delle vittime

23 Luglio 2021

È partito alle quattro del mattino da piazza Cavalli. Giovanni Alberti sa come trasformare la fatica in memoria ed è proprio con questo obiettivo che ieri, prima dell’alba, ha cominciato a correre quei 210 chilometri che lo separano dal Brentei.

Lui, che oggi è un uomo con una famiglia e due figli che stanno crescendo, trent’anni fa era poco più che un bambino ed era su alle Dolomiti del Brenta dove una slavina travolse sei ragazzini e un seminarista. Giovanni conosceva Carla Acerbi, Cinzia Ballestri, Francesco Boselli, Matteo Ferdenzi, Michele Ferrari, Andrea Rubbino e Nuccio Sebastiano Malaponti e non li ha mai dimenticati come del resto tutta la parrocchia di Nostra Signora di Lourdes: per questo ieri è partito, per percorrere di corsa e da solo quegli oltre duecento chilometri che lo separano dalla montagna. Arriverà sabato al rifugio Casinei: giusto in tempo per partecipare, domenica mattina verso le 10.30, alla messa celebrata al Brentei da don Giuseppe Lusignani, attuale parroco di Nostra Signora di Lourdes.

“Questo è un viaggio che faccio per me – spiega mentre corre verso Pizzighettone – ho voluto partire di notte, in silenzio, senza fare dei “proclami” perché è un’esperienza che faccio per trasformare la fatica in memoria per i miei amici, i nostri amici che Piacenza non ha mai dimenticato. È un viaggio di ritorno che dedico a Nella e Mauro, i genitori di Cinzia, che troverò domenica alla messa insieme a tanti altri piacentini”.

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