Covid, 36enne in intensiva: “Non respiravo. Salvata anche con i sorrisi dei sanitari”

05 Agosto 2021

Carezze e sorrisi – al fianco della scienza, ovviamente – si rivelano ancora una volta un’arma imprescindibile nella battaglia contro il Covid all’interno dei reparti ospedalieri. Quantomeno, nella lotta al terrore del virus, ai suoi colpi subdoli e inaspettati. E’ convinta di ciò la piacentina Claudia Antonini, che qualche giorno fa è stata dimessa dal reparto di terapia intensiva respiratoria (la cosiddetta Utir). Lì, tra la paura del “mostro” e un quadro clinico in peggioramento, la 36enne ha scoperto la potenza – fuor di retorica – di certe attenzioni umane che vanno oltre il perimetro del camice bianco.
E lo scrive in una lettera di ringraziamento inviata alla nostra redazione, di seguito.

Come posso iniziare una lettera in cui voglio esprimere gratitudine per tanti piccoli gesti che mi hanno cambiato la vita? Comincio dall’arrivo in pronto soccorso, o meglio ancora prima dai timori notturni quando percepisco di non riuscire a respirare. Il timore di non sapere, il terrore di non uscirne, in fondo se ne sono sentite tante…
Poi arriva l’ambulanza e il soccorritore mi fa un bellissimo sorriso, mi dice di non temere. Anche dopo il ricovero in ospedale, infermieri e oss mi fanno subito sentire tutto il calore possibile in epoca Covid, con carezze e strette di mano. Non sono sola.
Il problema, però, è che continuo a peggiorare, e lo capisco dal fatto che le cure sono sempre di più, e allora quell’ennesima paura mi toglie il poco fiato che rimane.
All’arrivo in Utir (meno male che abbreviano, fa meno paura) la dottoressa si ferma, mi fissa negli occhi e mi assicura che sarà dura, ma che ce la farò, mentre mi tiene la mano e mi accompagna in questo viaggio. Così inizia l’iter, e a darmi forza sono quelle carezze con due guanti, quegli occhi che mi cercano per un saluto e quel sorriso immancabile in terapia intensiva, che tanto scaldano l’ambiente così asettico.
Sono arrivata in ospedale terrorizzata, ne esco rafforzata: non fisicamente, ma moralmente. Sicura che l’essere umano può essere davvero speciale.
Un grazie sincero a medici, infermieri e oss che ho avuto il privilegio di conoscere e apprezzare in questi 14 giorni nei reparti Utir e malattie infettive.

La 36enne non è vaccinata contro il Covid a causa di una patologia pregressa. “Per fortuna – dice Claudia – ce l’ho fatta. Non ne ero sicura. E di certo, non mi aspettavo di conoscere gli effetti tanto gravi della malattia in un periodo di apparente calma”.

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