“Trovata assurda”. “Ben venga se ci fa lavorare”. Il Green Pass divide le palestre

05 Agosto 2021

Il green pass divide le palestre. Se da una parte i titolari dei centri sportivi come Daniele Bavagnoli dell’Acrobatic Fitness e Camilla Lusardi di Le Club parlano di “situazioni assurde in cui siamo costretti a fare i vigilanti senza avere in mano i protocolli attuativi”, dall’altra c’è chi come il presidente di Activa (che in città gestisce le piscine del Polisportivo, Farnesiana e Raffalda, ndc) Nicola Vitali o la presidente di Yogagea e insegnante di yoga Roberta Morisi dice sì al green pass “se serve a farci lavorare”.

“Ad oggi – fa notare Bavagnoli – i protocolli attuativi mancano: sappiamo che dovremo chiedere il green pass e per farlo abbiamo scaricato l’app VerificaC19″.

La pensa allo stesso modo anche Lusardi: “Trovo assurda la pretesa del governo di trasformarci in vigilanti – spiega – ed è scandaloso che ancora a distanza di un giorno non ci siano dei protocolli attuativi”.

Eppure c’è anche chi, come Morisi, la vede molto più semplice: “Noi siamo un’associazione sportiva dilettantistica e come tale abbiamo una scheda dei nostri soci: basta aggiornarla al momento dell’iscrizione con il green pass e la sua data di scadenza – spiega – non mi sembra una grande difficoltà”.

“Ben venga il green pass se serve a farci lavorare – dichiara Vitali – anche se qualche dubbio ce l’ho”.

Infine c’è chi, come il maestro di judo Vincenzo Penna del Centro arti marziali Sakura, è ancora alle prese con una chiusura ormai biennale: “Cosa vuole che le dica del green pass – abbozza rassegnato – ci adegueremo in un qualche modo, questi due anni sono stati un disastro assoluto”.

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