Cavanna: “Per il Covid, ancora una volta devono farsi da parte i malati di tumore”

13 Gennaio 2022

 

 

“Chi ha il Covid può essere curato a domicilio, mentre una persona che ha un tumore non può essere operata a casa. Dopo due anni siamo ancora in emergenza. Bisognava lavorare sulla medicina del territorio”. A lanciare il grido di aiuto, a livello nazionale e attraverso una lettera aperta all’Huffpost, è Luigi Cavanna, presidente del CIPOMO – Collegio Italiano Primari Oncologi Medici Ospedalieri. Contattato dalla redazione di Liberta.it Cavanna ha confermato la situazione disperata. “In questo momento a pagare il prezzo più alto sono i malati con patologie come i tumori che, se diagnosticati per tempo, possono essere curati – spiega Cavanna. All’inizio della pandemia era impossibile fare diversamente, ma ora ai pazienti non-Covid viene chiesto di farsi da parte ancora una volta a discapito della loro salute e, in molti casi, della loro vita”. 

L’oncologo riconosce che a Piacenza sono state adottate misure per non rimandare gli interventi che vengono garantiti, ma non è così in altre città italiane: “Perché dopo 2 anni gli ospedali si stanno riempiendo di malati Covid? Mentre gli interventi per i malati oncologici sono ancora ritardati o addirittura rimandati?” In questi due anni andava rafforzata la medicina del territorio. È come se le altre patologie fossero dimenticate”.

Cavanna prosegue: “Una diagnosi precoce può voler dire guarigione, una tardiva può essere una condanna a morte”. Cavanna, precursore delle cure a domicilio, attività che gli è valsa numerosi riconoscimenti a livello internazionale sottolinea l’importanza delle cure a casa: “Sono in commercio farmaci per bocca per le cure precoci del Covid, dunque si sviluppino protocolli diagnostico/terapeutici su base scientifica per le cure domiciliari e si raccolgano i dati e si faccia ricerca. L’obiettivo deve essere quello di ridurre i ricoveri e lasciare liberi gli ospedali per pazienti non Covid”.

Cavanna si esprime anche sulle vaccinazioni chiedendo che non vengano utilizzati medici degli ospedali per effettuarle ma medici pensionati o militari a cui dare l’incarico. “Così si evita di svuotare ulteriormente i nosocomi dove le carenze di organico sono già di per sé un’emergenza dentro l’emergenza”.

L’allarme è stato lanciato anche dalla Società italiana di chirurgia (Sic) per la drammatica riduzione degli interventi che nelle regioni vanno dal 50 all′80%.

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