“Se l’Ucraina rimane, resto anch’io”. Stefano Kelba ha scelto di combattere

02 Marzo 2022

Mentre Stefano Kelba parla si sentono le sirene suonare. Intorno a lui, qualcuno grida ordini in una lingua che non si comprende. “Non sono un grande eroe da meritare foto sul giornale. Sono solo uno che qui, come tanti, ha deciso di combattere per difendere il suo Paese. Nient’altro” spiega risoluto Stefano.

L’ultima notte l’ha passata a presidiare Leopoli, diventata una fucina di volontari per la guerra. Nella città più antirussa dell’Ucraina, a settanta chilometri dalla Polonia, la coda degli aspiranti combattenti davanti al centro di reclutamento è lunga: Stefano l’ha già superata, lui è arrivato un mese fa e da pochi giorni ha ricevuto le armi. Sente l’eco dei bombardamenti che arrivano dal resto del Paese, ha visto le donne e i bambini scappare, la gente arrivare a centinaia nell’ultima città che tiene unita l’Ucraina all’Europa con la speranza di prendere un treno, i cittadini che si rifugiano nel teatro per trovare protezione. E forse per non sentire quelle sirene che suonano di continuo.

“Contiamo le ore, in attesa che i bombardamenti arrivino anche qui – spiega in una chiamata tramite whatsapp, fra un cambio turno e l’altro – sentiamo i bombardamenti vicini, di notte nessuno può uscire”. E nessuno può dormire: Stefano ha fatto la notte, la sua voce è concitata mentre racconta. “Se l’Ucraina rimane, rimango anche io” spiega senza incertezze.

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