Aggressioni a operatori sanitari: 35 casi nel 2021 a Piacenza

11 Marzo 2022

Sono 35 i casi di aggressione agli operatori sanitari solo nel 2021. Sono i dati forniti dall’Ausl di Piacenza, che ha organizzato un convegno nazionale in collaborazione con Fiaso proprio per discutere il problema. Circa 200 i partecipanti presenti all’evento, tenuto al Collegio Alberoni, tra cui il sindaco e presidente della Provincia Patrizia Barbieri.

“Avevamo in mente di fare un evento più circoscritto nella nostra Azienda, poi con Fiaso siamo riusciti a renderlo di livello nazionale in questa splendida sala – ha spiegato Giuliana Bensa, direttore generale Ausl di Piacenza – noi abbiamo un servizio di prevenzione molto attivo, lo scorso anno però si è registrato un numero importante, circa 35 casi di aggressione, specialmente di tipo fisico, per cui il problema esiste e lo monitoriamo, ma dobbiamo sensibilizzare tutti gli operatori soprattutto per segnalare gli eventuali casi”.

“Stiamo parlando della salvaguardia di un bene prezioso, il lavoro dei nostri operatori sanitari – ha aggiunto il presidente di Fiaso Giovanni Migliore – e mai come negli ultimi tempi abbiamo potuto apprezzare il loro ruolo. Aggredire un operatore sanitario significa aggredire tutti noi, dobbiamo quindi sforzarci, attraverso una crescita della coscienza collettiva, di considerarlo un bene primario per una nuova ripartenza. La Fiaso si occupa di questo problema da tempo, aggredire un operatore sanitario è un grave reato e grazie a una nostra proposta è stata introdotta un’aggravante specifica per le aggressioni nei luoghi di cura. Questa è una forma di deterrenza, l’obiettivo è educare i cittadini in modo che i pazienti possano trovare la risposta che si aspettano nei vari Pronto Soccorso e nelle aree più a rischio per i nostri operatori”.

Piacenza affronta il tema della prevenzione già da tempo, come ha detto Franco Pugliese, direttore Dipartimento Sicurezza Ausl Piacenza: “Siamo partiti diversi anni fa per cercare di sensibilizzare i nostri operatori su questo tema. Quello che purtroppo sta succedendo da tempo è che l’attesa nei confronti della cura non è più vista come un dono, ma come un obbligo, e questo inquina le relazioni. Per questo abbiamo dunque registrato sempre più casi di violenza, dall’aggressione verbale a quella fisica, più frequenti nelle aree dove le emozioni sono più intense come i Pronto Soccorso o dove l’intervento sanitario è giudicato di emergenza”.

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