Siccità, l’allarme del mondo agricolo: “Deroghe e nuovi invasi, subito”

18 Marzo 2022

Alla tempesta perfetta, agli sconquassi economici, pandemici e bellici, si aggiunge la piaga siccità. Specialmente nel Nord Ovest, il bacino del Po e il nostro territorio, con livelli record che non si registravano da decenni. Mette a rischio la stagione agricola, il lavoro di filiere primarie e secondarie interconnesse con effetti a cascata dalle aziende ai lavoratori ai consumatori. Le colture invernali sono a bocca asciutta da 100 giorni e la campagna di semina e trapianto è alle porte. Occorrono misure immediate contro una calamità che minaccia un terzo del cibo italiano: “Deroghe sul prelievo d’acqua a beneficio di agricoltura e produzione di energia e un cambio di passo e mentalità sul tema dighe e invasi”.

Sono le soluzioni prospettate dai vertici delle associazioni agricole e Autorità Po nell’ultima puntata di “Nel mirino”, condotto su Telelibertà dalla direttrice Nicoletta Bracchi. Unanime la voce degli ospiti: il geologo Meuccio Berselli, segretario generale dell’Autorità Po – MiTE; il presidente del Consorzio di bonifica di Piacenza, Luigi Bisi; il presidente di Terrepadane, Marco Crotti; il presidente di Confagricoltura Piacenza, Filippo Gasparini; il funzionario di Coldiretti, Riccardo Piras.

Tutelare agricoltura e idroelettrico

“Attuare le deroghe dove possibile per il prelievo d’acqua a beneficio dell’agricoltura e della produzione di energia idroelettrica e investire negli invasi. Infrastrutture grigie ma necessarie: con i cambiamenti climatici determinati bacini rischiano di restare senz’acqua nella stagione estiva”. E’ l’allarme lanciato dal geologo Meuccio Berselli, segretario generale dell’Autorità Po – MiTE. “Ora preoccupa la campagna irrigua, l’agricoltura è il 40% del Pil nazionale”. Numeri: “I giacimenti sulle Alpi e grandi bacini è al -75% sulla media del periodo. Per la prima volta in Piemonte si affaccia il problema dell’acqua potabile. Trebbia, Secchia e Reno ai minimi dal ’72; Dora Baleta, Adda, Ticino a -75%. L’onda di siccità si propaga verso valle, colpendo ora Lodi, Piacenza, Cremona. Alla foce il cuneo salino risale con valori estivi. E si annunciano piogge inferiori alle medie e temperature elevate anche nel prossimo periodo”. Con la guerra in Ucraina e la crisi energetica, un dato pesante: “Idroelettrico a -60% rispetto agli ultimi anni, troppe dighe sono semi vuote. Se non puntiamo sull’idroelettrico bruciamo gas fossile, paghiamo e inquiniamo. Conservare l’acqua è priorità inderogabile, specialmente in questa situazione geopolitica così delicata”.

Le dighe piacentine

“La diga del Molato in Valtidone è al 24% della capacità – preoccupano i dati snocciolati da Bisi – e Mignano in Valdarda è al 40%. Nel primo caso possiamo sopperire per un 30% prelevando dal Po, a Mignano non esistono distretti irrigui connessi: se non pioverà abbastanza le rive dell’Arda avranno difficoltà preoccupanti. Intanto, dovremo erogare acqua ai consorziati già da lunedì; da aprile con pomodoro e mais avremo un’impennata”. Le azioni in campo: «Nelle prossime settimane inaugureremo un impianto per recuperare acqua a caduta a Isola Serafini. Stiamo studiando quattro laghetti di stoccaggio su Arda e Tidone. 70 milioni di investimento entro il 2023 e altrettanti nei prossimi 5 anni, grazie anche al Pnrr”.

Invasi e accordo sul pomodoro

Due priorità per Coldiretti, che con Anbi partecipa al progetto di “realizzazione di una rete di piccoli invasi con basso impatto paesaggistico diffusi sul territorio nazionale – ha spiegato Piras, ricordando che – gli sbarramenti sono utili anche come cassa d’espansione per piene improvvise. Il sistema parte dalla tutela idrogeologica della montagna e arriva alla produzione e all’economia della pianura”. Quanto al pomodoro, “senza l’accordo quadro per la campagna 2020 rischia tutta la produzione di salsa e passate “made in Italy”, con le importazioni da Cina, USA e Turchia già cresciute del 40% nel 2021”.

L’acqua non può dividere

“E’ un tema impopolare che va condiviso con la società a tutti i livelli – così Crotti – ma il dialogo con l’ambientalismo non può portare al paradosso. Gli agricoltori non sprecano acqua, la convertono in cibo, con un’efficienza assai virtuosa a Piacenza. Senza le dighe esistenti avremmo già vallate desertiche”. Gli ha fatto eco Gasparini: “Opere d’oro che intercettano trasversalmente i bisogni, dall’agricoltura alla potabile alla gestione del territorio. Non fare le dighe è rinunciare alla vita”.

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