“Aiutare gli allevatori in questo momento difficile” l’appello di Confagricoltura

29 Marzo 2022

Confagricoltura ha reso noto di aver apprezzato l’impegno di Granarolo nel riconoscere agli allevatori un aumento sul prezzo del latte alla stalla, a sostegno dell’intera filiera lattiero-casearia italiana. “La grave situazione che vivono in particolare gli allevamenti – ha sottolineato l’organizzazione – a causa dell’impatto congiunto dell’inflazione e dell’aumento smisurato dei costi di produzione e dell’impennata dei prezzi delle materie prime, mette a rischio un comparto d’eccellenza del ‘made in Italy’, che si è trovato a lavorare in perdita”.

“Auspichiamo vivamente – ha affermato il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti – che questa scelta di venire incontro agli allevatori, che rappresentano un comparto che vale oltre 16 miliardi di euro e occupa più di 100.000 persone, costituisca un esempio che verrà seguito da tutti gli altri gruppi industriali”.

Del suo stesso avviso, Alfredo Lucchini, presidente della Sezione di Prodotto lattiero-Casearia di Confagricoltura Piacenza: “L’aumento del prezzo alla stalla di Granarolo sia d’esempio, ma non venga assunto come punto di riferimento, altrimenti rischiamo di ripercorrere la recente storia dei 41 centesimi indicati dal Tavolo latte, prezzo clamorosamente sbagliato”. In generale, secondo Lucchini, la mancanza di latte porta la trasformazione a presentare offerte interessanti in questo momento, inducendo alcuni allevatori ad abbandonare il proprio conferimento storico, anche se questa potrebbe essere una scelta che li ripaga solo nell’immediato.

“La situazione di mercato e soprattutto la crescita dei costi di produzione a cui si è sommata la siccità fanno sì che non si riesca ad avere, oggi, contezza di quella che potrebbe essere un’equa remunerazione nel giro di qualche mese – spiega Lucchini – la strategia per stabilizzare le quotazioni e garantire una prospettiva è quella che predichiamo e perseguiamo da tempo: aggregarsi mutualisticamente e fare lobby per assorbire gli urti e condividere meglio le difficoltà del settore”. Ad avviso del dirigente di Confagricoltura Piacenza la crisi ha portato ad un aumento dei costi di produzione di almeno 12 centesimi al litro rispetto al 2019, prima della Pandemia, quando le cose sembravano iniziare ad equilibrarsi.

L’aumento dei prezzi rischia di compromettere il consumo finale, dove molto probabilmente ci sarà una riduzione degli acquisti, conseguentemente anche la trasformazione dovrà tirare il freno con il rischio di riduzione delle produzioni. “Un calo delle quantità di latte che possono essere assorbite dal mercato non è ipotesi così remota – conclude Lucchini – è indispensabile lavorare sulla la compattezza del fronte allevatoriale. Ci vorrebbe un organo interprofessionale che possa comprendere le logiche di formazione dei prezzi così da consentire ai produttori di latte di condividere queste informazioni in trasparenza per affrontare preparati le trattative. Invece oggi gli allevatori si trovano ancora attribuiti dei prezzi di conferimento determinati da dinamiche estremamente locali e discriminatorie, oltretutto a ridosso delle scadenze dei pagamenti”.

 

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