Ex circoscrizioni, un modello ancora attuale? Così Piacenza era divisa in “parlamentini”

29 Marzo 2022

Prima degli anni Novanta erano addirittura otto, poi sono state ridotte a quattro. Nel 2012, infine, è scattato l’azzeramento. Parliamo delle vecchie circoscrizioni di Piacenza: una macchina amministrativa vicina alle istanze delle persone, a partire dalle periferie.

L’ABOLIZIONE DELLE CIRCOSCRIZIONI – Un passo indietro. È il 2010: tra le manovre adottate per far fronte alla crisi economica in Italia, le circoscrizioni vengono soppresse in nome dell’abbattimento dei costi e della semplificazione, a partire dalle elezioni amministrative successive (il 2012, appunto, per la nostra città). Secondo il Comune di Piacenza, però, questi organismi comportavano una spesa di funzionamento pari a circa 100mila euro all’anno (cioè lo 0,08 per cento del bilancio di palazzo Mercanti). “Le circoscrizioni avevano molti aspetti positivi, in primis un rapporto diretto tra la gente e le istituzioni”, è sicuro il responsabile Ermanno Lorenzetti. “Dopo la loro abolizione, questo compito di raccordo con la cittadinanza si è riversato sugli uffici”.

LA “SCOLLATURA” TRA CITTADINI E ISTITUZIONI – “Chi aveva un’istanza, come un marciapiede rotto o un albero pericolante, poteva rivolgersi ai consiglieri o al presidente eletti nella sua circoscrizione”, ricorda Lorenzetti. “Adesso questa interlocuzione si è trasformata in email indirizzate agli uffici”. Purché il residente abbia le competenze informatiche necessarie, o riponga fiducia in un messaggio così impersonale e distante. E sempre con la speranza di ricevere una risposta puntuale, a fronte della moltitudine di richieste in municipio. Con la soppressione delle circoscrizioni, insomma, una “scollatura” sembra esserci stata. Lo evidenziano anche i fenomeni sorti negli ultimi anni, proprio allo scopo di riavvicinare gli abitanti all’amministrazione, di ricostruire una dimensione di piccola comunità: le chat e i gruppi del controllo di vicinato, le assemblee sporadiche negli spazi pubblici, le consulte con le associazioni, persino un nucleo frazionale istituito dalla polizia locale di Piacenza.

COME FUNZIONAVANO – Piacenza era divisa in quattro circoscrizioni. A coordinarle era un ufficio centrale. Ogni circoscrizione aveva un presidente e 15 consiglieri, oltre a due o tre dipendenti nelle sedi distaccate in via Taverna, via XXIV Maggio, via Martiri della Resistenza e via Rio Farnese, che si occupavano di servizi anagrafici, registri elettorali e verbalizzazione delle sedute. I consigli di quartiere gestivano un capitolo di spesa autonomo per attuare direttamente alcuni interventi nella propria zona di competenza, soprattutto iniziative per i residenti, ad esempio le feste dialettali o la consegna di pacchi regalo per i pensionati, oppure campagne di sensibilizzazione.

“UN’ESPERIENZA POSITIVA E ATTUALE” – In Italia la nascita dei consigli di quartiere risale agli anni Sessanta, prima in maniera spontanea, poi disciplinati dall’intervento del legislatore nel 1976. “Un’esperienza positiva, che sarebbe ancora attuale e necessaria”, afferma Sergio Pecorara, ex presidente della circoscrizione 2, in carica dal 1994 al 2004.

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