Maila Conti, in Appello pena ridotta a 16 anni per omicidio preterintenzionale

07 Aprile 2022

“Ora nessuno potrà più dire che sono un’assassina. E questo è il sollievo più grosso”. Sono le prime parole di Maila Conti, subito dopo l’uscita dalla Corte d’Assise d’Appello di Bologna: oggi la piacentina – che nella notte tra il 12 e il 13 agosto del 2019 uccise il compagno Leonardo Politi con una coltellata al termine di un litigio in un chiosco di piadine che avevano avviato nel Ravennate – è stata condannata nel processo d’appello a 16 anni. In primo grado, la Corte d’Assise di Ravenna aveva condannato Maila Conti a 21 anni di carcere per omicidio volontario.
Ma i giudici d’Appello hanno riformato la sentenza: non si tratta più di omicidio volontario aggravato, ma di omicidio preterintenzionale, cioè senza che ci fosse l’intenzione di attentare alla vita di Politi.
“Un primo passo verso il riconoscimento della verità”, commenta l’avvocato difensore Wally Salvagnini. “Abbiamo sempre sostenuto che la mia assistita agì per legittima difesa, contro un’aggressione. Questa sentenza ci vede moderatamente soddisfatti e sarà l’occasione per ripartire”.
La difesa ha già annunciato il ricorso in Cassazione non appena saranno rese note le motivazioni della sentenza.

LA PARTE CIVILE

“Non conosciamo ancora la motivazione della sentenza, che sarà depositata entro sessanta giorni – affermano gli avvocati di parte civile Luigi Salice e Romina Cattivelli, che rappresentano le figlie di Politi – per quanto è dato comprendere, la Corte d’Assise d’Appello di Bologna ha derubricato l’originaria imputazione di omicidio volontario in quella di omicidio preterintenzionale ex art. 584 codice penale.
Questo significa quindi che la Corte d’Assise d’Appello deve aver ritenuto che la signora Maila Conti abbia cagionato la morte del compianto signor Leonardo Politi. La Corte d’Assise d’Appello ha inoltre integralmente confermato la condanna della signora Conti al risarcimento del danno ed al pagamento delle spese legali del primo e del secondo grado di giudizio in favore delle figlie del signor Politi”.

© Copyright 2022 Editoriale Libertà