Trecento persone alla messa per i ragazzi morti in Trebbia. Piantati gli alberi del ricordo

19 Maggio 2022

L’inno “Amazing grace” accompagna oltre trecento persone nel campo sulla riva del dolore che non passa, nei pressi della Malpaga di Calendasco, e qui i papà si passano uno con l’altro la vanga che serve a piantare nella terra un melograno per Elisa Bricchi, simbolo di fertilità, e un’aronia per Costantino Merli, la pianta dei Paesi freddi, per lui che era stato adottato con immenso amore dagli orfanotrofi dell’Ucraina, e ancora l’ulivo, il simbolo della terra da cui proveniva Domenico Di Canio, ed è simbolo di pace; il goji, energia, vita, immortalità, com’era lo sguardo senza tempo di William Pagani. I quattro avevano solo vent’anni quando nella notte dell’11 gennaio erano nell’auto ribaltata che è diventata una gabbia. Prima della messa le canzoni dei ragazzi, trovate in quei computer come se non aspettassero altro di essere viste: “Grazie, la vostra musica vive in noi”, dice una volontaria di Croce Rossa, tra gli applausi, le fasce tricolori, carabinieri, polizia locale e protezione civile di Calendasco e Guardamiglio. Celebra la messa in riva al fiume don Alessandro Mazzoni: “Nelle letture si continua a sentire la parola “rimanere”. Ed è rimanere nell’amore, il contrario della morte. L’amore va ridetto ogni giorno. La gioia che ti sazia è la consapevolezza che la morte non è l’ultima parola”, chiude don Mazzoni, nella sera che insieme è forse meno sera.

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