Sulla tomba di Canzi anche il partigiano Ugo Magnaschi di 95 anni

05 Settembre 2022

Una festa partigiana, una statua, una tomba, una collina che si staglia a strapiombo sulla valle. Trasformate nel tempo, resistono. La collina di Peli era diversa negli anni in cui Emilio Canzi lottava a fianco dei giovani, pur essendo cinquantenne, un anziano, per quei tempi. Ed era diversa nella fisionomia, nel numero degli abitanti.
“Canzi era un anarchico”, ha affermato il presidente provinciale Anpi, Romano Repetti, durante l’orazione. “Credeva che le disgrazie del popolo nascessero per mano dei sovrani. La sua idea politica non contemplava la loro esistenza. Il popolo si univa spontaneamente in piccole comunità solidali. E Peli ne era un esempio, per questo ha scelto di essere seppellito qui”.

La scrittrice e storica Iara Meloni durante la narrazione itinerante realizzata in collaborazione con il Museo della Resistenza Piacentina ha spiegato le origini del luogo, della commemorazione. Come la conosciamo oggi risale agli anni ‘70, una reazione alle manifestazioni ingessate, rigide, fredde delle istituzioni.

Di violenza ne ha parlato il direttore dell’Istituto storico di Modena, Claudio Silingardi, restituendo così i momenti salienti della vita di Emilio Canzi: “Oggi è difficile immaginare cosa significasse allora opporsi al sistema. Fare opposizione non era una questione soltanto personale. A essere coinvolta, a subire la violenza del regime, era l’intera famiglia”.

Il consigliere di Coli Marco Bertarelli, con Luca Tagliaferri consigliere a Travo, ottolinea che noi siamo l’ultima generazione che può ancora ascoltare le testimonianze dirette di chi c’era. Tra i presenti, a dare la carica, anche il partigiano Ugo Magnaschi, classe 1927.

Nel pomeriggio, invece, a cura di Cooltour, è stata realizzata una visita guidata alla chiesa-gioiello di San Medardo (i lavori di restauro del tetto, già finanziati, si spera partano a breve), mentre la messa di ieri mattina è stata celebrata da don Pierluigi Dallavalle; l’autrice Leili Maria Kalamian ha letto alcuni brani tratti dal suo libro, “L’avvocato di Dio”, che nel ripercorrere la vita di Francesco Daveri evoca, tra l’altro, la figura di Emilio Canzi e di don Giovanni Bruschi, parroco di Peli.

Il servizio di Irina Turcanu oggi su Libertà

FOTO DI IRINA TURCANU

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