Addio a Ugo Schiavi, oste di Casino Agnelli e pioniere del dancing a Marsaglia

04 Ottobre 2022

Lui che nel nero Covid si era rifiutato di lasciare sola la moglie per salire in ambulanza, questa volta in ospedale ci è dovuto andare, per forza. Ma ad una condizione, che guidasse lui.

Ugo Schiavi non ha mai sopportato il chiedere aiuto, il non essere autonomo, era lui la roccia, roccia anche ora che aveva 85 anni, era quello che dava il consiglio giusto con il solo fatto di esserci, con lo sguardo di chi sapeva cosa fare. Dall’ospedale però non è più tornato, per colpa di quel male contro cui aveva lottato da Natale.

Sopravvissuto al Covid con l’aiuto di un amico che conosceva bene il tono discreto di Ugo («Qualcosa non va, datemi retta, lo conosco io»), del maresciallo Roberto Guasco e del professor Luigi Cavanna con l’infermiere Gabriele Cremona, era stato la dimostrazione che le cure casa per casa potevano aprire una strada, e fare la differenza. E i due anni in più che la vita gli ha ridonato sono stati speciali per Ugo: è diventato nonno di Daniel, “il mio ninì”, lo chiamava.

Ugo, un pioniere, lo è stato sempre. Nato a Travo e innamorato per una vita sempre e solo della sua Maria Rosa, diBobbio, aveva aperto il dancing “Supremo” negli anni Sessanta a Marsaglia, uno dei primissimi ballabili nell’epoca della brillantina, delle minigonne e della rivoluzione sociale, della voglia di ballare il twist. Grazie a lui, un carismatico, qui passarono Orietta Berti, iNomadi, i Dik Dik, Enrico Ruggeri, tanti altri. C’era la coda e Ugo lo conoscevano tutti sulla Statale 45, fino a Genova. «Sapeva vedere sempre un passo più in là degli altri, era avanti», dicono in tanti con gli occhi lucidi in Valtrebbia.

Qui, finita la stagione diMarsaglia, aveva aperto l’osteria di Casino Agnelli, faceva anche la pizza, non ha mai detto di no a qualcuno. “Gli dispiaceva dire che non c’era posto, un posto lo ha trovato sempre per un pasto caldo, anche a chi si presentava tardi”. I funerali oggi in San Colombano a Bobbio alle 15.

Il servizio di Elisa Malacalza su Libertà

 

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