“Stavo ballando e sono crollato, un mio amico mi ha salvato con il defibrillatore”

17 Ottobre 2022

Il defibrillatore salva la vita. E questa volta la vita salvata porta il nome di Roberto Finetti, 67 anni, che qualche giorno fa si trovava a Zerbio di Caorso per una serata insieme ad alcuni amici: “Ci siamo riuniti, come al solito, per ballare tutti insieme. Ero in pista, mi sentivo affaticato, ma davo la colpa all’asma, di cui soffro. A un certo punto la vista mi si è annebbiata e sono crollato al suolo. Un mio amico non ha perso tempo ed è intervenuto con il defibrillatore, collocato appena fuori dalla scuola di ballo. Il 118 è stato immediatamente chiamato ed è intervenuto in tempi rapidissimi. Siamo anziani, certo, ma siamo anche molto informati su come funziona un intervento con il defibrillatore. Adesso mi fa sorridere pensare che proprio noi della scuola di ballo avevamo insistito affinché ne fosse installato uno anche a Zerbio. Avevamo quasi il presentimento che, prima o poi, ne avremmo avuto bisogno. Tra l’altro, tutti noi abbiamo fatto il corso di Progetto Vita”. Questo il racconto dell’uomo salvato.

A oggi sono 136 le persone salvate da uno dei defibrillatori installati dall’associazione, di cui è presidente la dottoressa Daniela Aschieri, direttore del reparto di Cardiologia dell’ospedale Guglielmo da Saliceto di Piacenza.

“È l’ennesima prova a conferma di una verità ormai inconfutabile: quando c’è un defibrillatore, si salva una vita. Senza sforzi eccessivi, serve solo tempismo. Per questo, oggi, il defibrillatore deve essere sempre più diffuso nei luoghi pubblici. Ma non solo, ce ne vorrebbe uno per ogni palazzo, perché oggi ciò che è accaduto al signor Roberto può accadere a tanti, senza che il soggetto avverta particolari sintomi premonitori. Caorso – prosegue Aschieri – ha sempre tenuto molto al Progetto Vita, e ora il signor Finetti, reduce da un arresto cardiaco, sta bene grazie a un defibrillatore, uno strumento che oggi, tanto semplice è il suo utilizzo, non bisogna neppure imparare a usare. Basta che ci sia”.

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