"L'arte dell'ascolto": nel libro di Filippo Poletti l'equilibrio tra musica e vita
Redazione Online
14 gennaio 2025|80 giorni fa

Se oggi si parla tanto di “work-life balance”, ovvero dell’equilibrio tra vita privata e lavoro, e di come trovarlo, quello che il giornalista Filippo Poletti – firma del Messaggero e del Sole24Ore, laureato in musicologia – propone nel suo ultimo libro è un equilibrio tra la musica e la vita. “Anch’esso un valore non negoziabile a cui ambire – dice – perché l’ascolto della musica può aiutarci a vivere meglio. Essendo nato nel 1970, l’anno di “Lucky man” di Emerson, Lake & Palmer, ritengo che ogni esperienza musicale sia un frammento di vita fortunata”.
Da questo presupposto è nato il volume “L’arte dell’ascolto: musica al lavoro” (Guerini, 2024): 328 pagine di interviste a 120 grandi italiani – ordinate in sette sezioni, rispettivamente “arti e mestieri”, “diritto ed economia”, “scienze”, “scrittura”, “società”, “spettacolo” e “sport” per rispondere a una domanda: come ascoltano la musica le grandi personalità? Tra queste – insieme a Piero Angela, Enzo Biagi, Gillo Dorfles, Dario Fo, Margherita Hack, Enzo Jannacci, Rita Levi-Montalcini, Alda Merini e tanti altri – ci sono due piacentini: Giorgio Armani e la general manager di Cai Nutrizione Alessandra Todisco, a capo del polo mangimistico dei Consorzi Agrari d’Italia. Ad accompagnare la lettura del libro è una playlist pubblicata su Spotify e composta da 34 ore di ascolti dei brani citati nelle interviste, dalla tragedia greca a Vasco Rossi e Taylor Swift.
Il primo è Giorgio Armani: “Quando gli ho chiesto quale strumento potesse ispirare il suo stile mi ha risposto senza dubbio il pianoforte. “Mi piace pensare che la mia moda trasmetta serenità e gioia” disse, aggiungendo che nelle sue sfilate ha spesso utilizzato le composizioni di Maurice Ravel, in particolare il Boléro. Ecco, io penso che il Boléro sia proprio l’emblema dello stile di re Giorgio: elegante, lineare e senza tempo”.
Il secondo è quello di Alessandra Todisco: “Con lei parliamo del Giuseppe Verdi agricolo. Com’è noto, dal 1851 al 1901 il Maestro visse a Sant’Agata, nel Piacentino, dove si dedicò alla terra e all’irrigazione dei campi, all’allevamento dei cavalli, all’enologia… La vita nei campi fu di grande ispirazione”.