Danni

Emergenza cimice asiatica, Coldiretti: “Urgente incontro in Regione”

26 agosto 2019

“Con una perdita di prodotto che va dal 40 al 100% in tutta la regione e un danno sulla produzione nazionale che ha raggiunto i 250 milioni di euro, il flagello della cimice asiatica si è trasformato in una vera e propria emergenza ed è necessario organizzare al più presto un incontro con i vertici della Regione per attivare immediatamente una serie di soluzioni per far fronte a una situazione ormai insostenibile”.
È quanto afferma Coldiretti Emilia Romagna nel denunciare come l’impatto della cimice asiatica sulle colture della nostra regione abbia abbondantemente superato i livelli di guardia.

La “cimice marmorata asiatica” – ricorda Coldiretti Emilia Romagna – è arrivata dalla Cina ed è particolarmente pericolosa per l’agricoltura perché prolifica con il deposito delle uova almeno due volte all`anno con 300-400 esemplari alla volta che con le punture rovinano i frutti rendendoli inutilizzabili e compromettendo seriamente parte del raccolto.

“È, innanzi tutto, necessario che sia garantito un significativo finanziamento del Fondo di solidarietà nazionale per le calamità – afferma Coldiretti Emilia Romagna – in una situazione in cui dall’inizio dell’estate si sono verificati lungo la Penisola 725 eventi estremi tra tempeste, trombe d’aria grandinate e nubifragi, quasi il doppio dello scorso anno (+88%) che hanno devastato le campagne italiane e hanno colpito duramente anche la nostra regione. Ma per fermare la strage dei raccolti causati dalla cimice asiatica che con il caldo si sta moltiplicando nelle campagne e in città per ora è possibile solo utilizzare protezioni fisiche come le reti a difesa delle colture. E se, come è stato più volte richiesto da Coldiretti Emilia Romagna, è necessario dare la massima priorità ad accelerare l’iter per l’utilizzo di insetti antagonisti contro la cimice, la gravità della situazione impone che assieme alla Regione si riescano al più presto a individuare interventi finanziari e agevolativi per far fronte al mancato reddito delle imprese, attraverso convenzioni con le banche, l’intervento dei Consorzi Fidi, la sospensione di mutui, pagamenti, tasse, contributi per compensare e non appesantire il bilancio delle aziende gravato dalle spese colturali sostenute per una produzione che rischia di venire azzerata e di non produrre quindi alcun reddito”

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