Pomodoro, c’è l’accordo. Gli agricoltori: “Il prezzo non soddisfa”

25 Febbraio 2021

 

Accordo raggiunto, tra le organizzazioni dei produttori di pomodoro e i rappresentanti delle industrie di trasformazione, per la fornitura della materia prima agli stabilimenti di trasformazione nelle regioni del Nord Italia. Lo scopo è quello che entrambe le parti raggiungano reciprocamente il proprio obiettivo: gli agricoltori consegnare tutto il pomodoro in campo e l’industria trasformare quanto deciso.

I quantitativi sono stati definiti applicando, anche quest’anno, lo strumento dei precontratti, utilizzati per individuare direttamente il punto di equilibrio fra domanda e offerta. La programmazione temporale è partita da una valutazione della capacità di trasformazione e dà l’indicazione per una rispondente pianificazione dei trapianti.

Il prezzo raggiunto nell’accordo – 92 euro a tonnellata – non soddisfa pienamente Coldiretti Emilia Romagna: “La chiusura della trattativa entro fine febbraio arriva oltre la data fissata dalle parti, con un prezzo che avrebbe dovuto essere più remunerativo per i produttori, in considerazione dell’aumento dei consumi sia interni sia esteri e pone ancora una volta il tema della giusta redistribuzione del reddito all’ interno della filiera. Positivo – continua Coldiretti – il miglioramento della “scaletta produttiva”, che ha portato per la “base cento” ad un abbassamento del grado brix da 4,90 a 4,85 e che di fatto porta ad un reale aumento di poco più di 1 €/t. sul prezzo concordato , arrivando così ad un accordo totale di 93euro a tonnellata”.

Anche Confagricoltura ritiene l’accordo al di sotto delle aspettative nonostante il miglioramento della tabella qualitativa. “Si poteva fare di più visto i brillanti dati sulle vendite delle polpe e delle passate di pomodoro nel 2020, che consacrano la ripresa dei consumi interni attraverso i canali della Gdo” spiega il presidente dei produttori di pomodoro da industria di Confagricoltura Emilia Romagna, Giovanni Lambertini. “Con questo accordo – conclude Lambertini – è difficile rallegrarsi dei successi ottenuti dall’industria conserviera nell’anno del Covid. Non dimentichiamoci che l’Italia è il primo produttore mondiale di derivati dell’oro rosso con un fatturato industriale di 3,5 miliardi (il 60% delle conserve “made in Italy” vola all’estero generando un giro d’affari di 1,8 miliardi), oltre a essere il terzo produttore mondiale di pomodoro da industria, dopo California e Cina. E dall’Emilia-Romagna proviene il 70% del trasformato finale del Nord Italia, che complessivamente si attesta a 2,7 milioni di tonnellate”.

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