Lavoro sottocosto e rincari: allarme per il settore del latte piacentino

15 Novembre 2021

Poco meno di 6mila posti di lavoro. Un valore che va dai 430 ai 480 milioni di euro. Questa l’istantanea che fotografa il settore latte in provincia di Piacenza, limitandoci alla sola parte agricola e senza tenere conto dell’enorme comparto della trasformazione lattiero-casearia collegato.
Un patrimonio che l’attuale situazione di mercato delle materie prime sta mettendo a rischio, visto che in questo momento gli allevatori stanno lavorando al di sotto del livello dei costi, il che significa che per ogni litro di latte che producono, invece che incamerare reddito, subiscono delle perdite. Piacenza, ovviamente, non sfugge alla triste regola che sta attanagliando gli allevatori italiani.

Già durante i mesi estivi il costo delle materie prime – cereali, fertilizzanti, farine che vengono utilizzate per preparare i mangimi zootecnici e naturalmente gasolio – ha iniziato a lievitare, spinto dalle grandi dinamiche internazionali sulle quali sono pesati molti fattori legati al Covid, tra cui diminuzioni di produzione nei Paesi grandi produttori, difficoltà di approvvigionamento, incertezza, ma anche spese sanitarie, impoverimento ulteriore dei Paesi in via di sviluppo, contrazione della domanda e molto altro.
A questo fenomeno si è aggiunto quello del rincaro energetico, che nell’agricoltura di oggi rappresenta un fattore fondamentale, non solo per i mezzi agricoli, ma anche per molti altri aspetti, che oggi dipendono dall’energia. In proposito va chiarito che l’attività agricola, oggi, si basa in modo importante – come tutte le altre attività imprenditoriali – sull’utilizzo di attrezzature, anche molto sofisticate, che richiedono vastissimi impieghi energetici.

 

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