CRV – Commissione d’inchiesta su gestione regionale pandemia

09 Giugno 2021

Con voto unanime il Consiglio regionale del Veneto ha istituito la Commissione speciale d’inchiesta sulla gestione della pandemia d Sars-Cov-2 e sul diverso andamento di contagi e decessi che ha caratterizzato la seconda ondata. Spetta ora al presidente del Consiglio, sentiti i gruppi consiliare, nominare entro venti giorni i 15 componenti, 10 di maggioranza e di 5 di opposizione. Saranno i componenti designati ad eleggere al proprio interno il presidente (incarico che spetta alle opposizioni), nonché il vicepresidente e il consigliere segretario (che saranno di maggioranza). La commissione, che era stata oggetto di vivace scontro nelle scorse settimane tra maggioranza e opposizione in relazione a composizione, ambito di azione, metodo, compiti e pubblicità delle sedute, dovrà accertare le cause che hanno influito su contagi e decessi e verificare le eventuali responsabilità, nonché riprendere e completare anche i lavori avviati dalla commissione speciale sulla gestione della pandemia nelle residenze sanitarie assistite e delle case di riposo per anziani, istituita nel luglio scorso e poi sospesa con la fine della legislatura. Le sedute saranno pubbliche, salvo diversa e motivata disposizione della terna di presidenza, e i lavori dovranno concludersi entro il 30 novembre, salvo proroghe. Come richiesto dai consiglieri di maggioranza, la relazione finale dovrà essere inviata all’Autorità giudiziaria, oltre che discussa in Consiglio.

Il provvedimento istitutivo, che nasce dalla fusione dei due testi contrapposti presentati da opposizione e maggioranza, specifica il perimetro di azione dell’organo consiliare di inchiesta: la commissione dovrà verificare – ha spiegato il capogruppo del Pd Giacomo Possamai, relatore del provvedimento in aula –  a) quali azioni siano state adottate dalla Regione del Veneto per il contenimento della pandemia da SARS-CoV-2 e quali siano stati i fattori che hanno influito sull’andamento dei contagi e dei decessi nelle diverse fasi della pandemia stessa; b) se l’utilizzo di tamponi di prima e seconda generazione per testare il personale sanitario e addetto all’assistenza possa aver avuto conseguenze, anche indirette, sul numero dei contagi e dei decessi; c) se e come le restrizioni alla mobilità personale abbiano inciso sulla diffusione del virus, anche ricorrendo ad analisi comparative con altre regioni d’Italia sottoposte a diversi regimi restrittivi; d) se sia stata adottata ogni più opportuna cautela nei percorsi di protezione e cura degli ospiti delle RSA; e) se, a fronte dell’aumento dei contagi e dei decessi, siano state fornite tempestive indicazioni e direttive da parte degli organi competenti”.  La commissione dovrà verificare l’operato del Comitato tecnico scientifico regionale e accertare il sistema di gestione delle cure domiciliari integrate per i pazienti Covid; potrà interloquire con politici, tecnici, esperti e ogni soggetto utile a fornire informazioni, dal presidente Zaia ai rappresentanti dell’Oms, dai managers e dirigenti della sanità veneta alle associazioni dei familiari delle vittime.

“La commissione non è un tribunale – ha aggiunto Possamai – rappresenta una opportunità importante per fare chiarezza, utile per capire, da punti di vista diversi, cosa è accaduto in Veneto ed individuare cause ed eventuali errori. Anche per doveroso senso di responsabilità anche nei confronti delle vittime, delle famiglie, di chi più ha sofferto in questo anno e mezzo”.

Per Alberto Villanova, capogruppo della Lista Zaia e correlatore del provvedimento istitutivo, “la commissione speciale d’inchiesta è obiettivo prioritario dell’amministrazione Zaia, per spiegare ai veneti che cosa è successo negli ultimi 16 mesi. I veneti hanno diritto di sapere, negli ultimi mesi sono state dette troppe bugìe della sanità veneta, per questo abbiamo voluto che le sedute siano pubbliche in streaming, che gli atti vengano poi depositati all’autorità giudiziaria e che oggetto dell’indagine sia l’intero periodo della pandemia”. La commissione d’inchiesta, per Villanova, dovrà fare luce sui dati epidemiologici, sugli strumenti adottati e sulle dichiarazioni dei tanti esperti.

Nel confermare la “massima disponibilità della Giunta veneta ad uno strumento di analisi e verifica”, l’assessore regionale alla Sanità e al Sociale Manuela Lanzarin ha chiesto ai consiglieri e alle diverse forze politiche “un impegno trasversale, non di natura ideologica, per capire, analizzare e valutare con occhio critico sì, ma senza pregiudizi o ideologie precostituite”. “C’è una convergenza di intenti tra maggioranza e opposizione sullo strumento della commissione di inchiesta, rivelatosi utile anche su altri temi come i Pfas o la crisi delle  banche venete– ha avvertito – a patto che ci sia un approfondimento sereno e obiettivo dei dati: ci servirà per capire le scelte tecniche e strategiche adottate, ma soprattutto per il prossimo futuro, quando saremo tutti chiamati ad assumere scelte di programmazione in campo sanitario. Solo così riusciremo a fare il bene dei veneti e di tutto il mondo della sanità”.

Nel corso del dibattito Elena Ostanel, del Veneto che Vogliamo, ha messo in evidenza il ruolo della commissione come organo di ascolto e di “chiarezza” nei confronti dei cittadini e delle famiglie delle vittime, che ancora attendono risposte e si chiedono se si poteva fare di più o un modo diverso: “Un focus di approfondimento scientifico, in particolare sulla seconda ondata, sarà utile e importante per capire e acquistare consapevolezza su eventuali possibili errori commessi in una fase di grande emergenza”.

Per la capogruppo di Forza Italia Elisa Venturini l’istituzione di una commissione speciale di inchiesta è “opportuna e necessaria” per avere un quadro d’insieme, quasi un “diario terapeutico” per capire punti di forza e di fragilità della sanità veneta e “dare un senso alla sofferenza umana, sociale, economica patita dalla comunità veneta”.

Di “segnale di maturità del consiglio regionale e della politica” ha parlato Vanessa Camani, vicecapogruppo del Pd: “Siamo chiamati a rispondere a domande centrali sulle morti nelle Rsa, sull’impennata dei contagi e dei decessi nella seconda ondata, ma anche sui rapporti tra scienza e politica, sui valori che guidano le scelte degli amministratori e dei politici, sulla relazione tra politica e opinione pubblica, tema quantomai delicato in tempi di pandemia – ha invitato – Compito della commissione non è solo portare le carte in Procura, ma valutare se il decisore politico, a fronte delle informazioni e dei dati scientifici di cui disponeva, ha assunto le decisioni giuste”.

“Registro l’intenzione di una comune ricerca della verità e un cambio di passo rispetto alle scorse settimane – ha evidenziato il capogruppo di Fratelli d’Italia, Raffaele Speranzon – Mi auguro che la commissione, con spirito di collaborazione, possa dare risposte attendibili e utili per capire anche la diversa diffusione del virus nei territori a parità di scelte politiche”.

Dare risposta e luce ai ‘buchi neri’ che si sono verificati nella gestione della pandemia dev’essere il compito primario della commissione, secondo Cristina Guarda di Europa Verde, che ha auspicato “un approccio obiettivo e super partes”.

Anna Maria Bigon (Pd), vicepresidente della commissione Sanità del Consiglio, ha invitato a valutare in modo sereno e ponderato la coerenza delle decisioni politiche assunte nella gestione dell’emergenza sanitaria rispetto alle segnalazioni e agli allarmi che provenivano dagli operatori e dalle strutture pubbliche della sanità veneta”.

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