“Diólia. Lume della profonda esistenza”, un faro che illumina gli abissi dell’indifferenza umana

21 Ottobre 2022

Le parole sono lo strumento più grande di cui l’uomo dispone per raccontare la realtà per come la vede e percepisce. Quando però il vocabolario esistente non basta è necessario crearne di nuove, perché somiglino di più a ciò che si desidera condividere con gli altri. È così che nasce il termine “Diólia”, coniato da Emanuele Apice e titolo del suo primo saggio, pubblicato dal Gruppo Albatros il Filo.

«Il concetto base per cui si arrivi a una comprensione totale è l’unione del tutto, la diólia, (dal greco dià: attraverso e tó ólon da ólos,e,on: tutto, intero). L’aspetto diolico della scienza, psicologia, filosofia, e religione, ossia i campi principali conoscitivi ed etici su cui ruota la società, sarà manifesto». Così scrive l’autore nell’introduzione dell’opera, per chiarire sin da subito ciò che considera come una vera e propria missione. Il desiderio di condividere con il mondo il proprio messaggio di amore e speranza nasce a seguito di un evento tragico, che segna un punto di svolta nella sua vita: nel marzo del 2013, infatti, si ritrova vittima di un grave incidente con gli sci, a causa del quale trascorre 21 giorni in coma nel reparto di terapia intensiva. Il momento del risveglio è per lui epifanico: le vecchie abitudini, la superficialità, le paure lasciano il passo a una dimensione spirituale tesa alla comprensione del tutto, del trascendente attraverso il fenomeno tangibile ed emozionale. Per l’autore lo strumento principe per raggiungere la conoscenza è uno solo ed è a disposizione di ogni essere umano, solo che spesso non se ne rende conto: stiamo parlando dell’Amore.

La premessa è necessaria: non si parla di amore romantico, ma di un sentimento più alto, puro, non condizionato o materiale. È questo, secondo Apice, il grado ultimo e più alto della Diólia. Per raggiungere questo livello, è necessario applicare la Diólia a tutti i campi del sapere, solo così sarà possibile trascendere la separazione e individuare piuttosto i punti di contatto che innalzano le scienze, matematiche o umane che siano, e conferiscono a ciascuna maggior valore.

Per rendere più accessibile ai lettori l’aspetto diolico della conoscenza, l’autore si serve in determinate circostanze di esempi inediti, in altre riprende alcuni esperimenti o teorie dei più illustri pensatori della modernità, chiarendoli e avvalorando la propria tesi. Questo accade per esempio con l’esperimento dei due gemelli teorizzato da Einstein, attraverso il quale si scardina il concetto di tempo come grandezza primaria e lo si analizza in funzione di relatività e quantistica. L’opinione di Apice è perentoria anche in questo caso: come il tempo, anche lo spazio e la massa non sono più immutabili, al contrario dell’Amore, che viene qui eletto a grandezza primaria.

È l’essere umano, e con esso la soggettività, il cardine attorno al quale ruota la ricerca: la realtà viene infatti influenzata dal soggetto, ciò però porta a supporre che i punti di vista possano essere molteplici, quindi separati. La soluzione è anche in questo caso nella Diólia, nella quale si ricongiungono unione e separazione. «D’altronde partendo dalla base, l’uomo è al tempo stesso unione ( maschio e femmina) e separazione (o è maschio o è femmina). Così è anche per la terra. All’inizio c’era la Pangea, ossia un territorio unico, e l’esempio è quello del bimbo in cui c’è solo unione: spirito e mente. Poi la Pangea si è divisa in tanti territori e ciò è unito alla crescita dell’essere umano, in cui c’è l’aspetto mentale, dunque la separazione. E poi mi auguro, e ci auguriamo, che ben presto arrivi il nuovo inizio: che tutti i territori cooperino tra loro (unione e separazione insieme) e nasca dunque Amore, che va al di là  di ogni ideologia, servilismo, potere, al di fuori di qualsiasi concezione. È esistito, esiste ed esisterà sempre in tutti i tempi e non tempi, luoghi e non luoghi», spiega l’autore, affinché possa essere fugato ogni dubbio sulla coesistenza tra i livelli di unione e quelli di separazione.

Come evidenzia il sottotitolo dell’opera, oltre la premessa e il saggio, attraverso i quali è possibile comprendere la missione e le evidenze legate alla Diólia, Emanuele Apice ha voluto inserire una terza sezione che possa raggiungere il lettore su un piano di condivisione emotiva, non soltanto teorica. Viene presentata infatti una “storia d’amore” fondata sul sogno di una divina società diolica. Il protagonista è Felix, un ragazzo che, proprio come l’autore, finisce in coma dopo un grave incidente. Per mezzo della sua voce, l’autore si racconta, narra il proprio dolore e la sorpresa dell’illuminazione, immagina scenari e conversazioni con le personalità con le quali desidera confrontarsi, per perseguire l’obiettivo di un messaggio davvero universale e destinato a chiunque, senza limitazioni.

È senza dubbio un discorso senza barriere, quello di Emanuele Apice, che non si rivolge soltanto ai dottori della scienza e del pensiero, ma che amplia il suo orizzonte a chiunque, soprattutto verso i più giovani. La scuola è il punto di partenza, la prima ad avere bisogno di una riforma per far uscire i ragazzi dall’automatismo di un sistema il cui fine ultimo è il voto, non la conoscenza o ancor di più l’affinamento del proprio senso critico. Curiosità, desiderio di conoscere e di andare fuori dagli schemi, questi sono i sentimenti che devono essere trasmessi agli studenti sin dai primi giorni di scuola, così da stimolare una competizione costruttiva con sé stessi e mai con gli altri: preservare l’unicità del singolo per debellare il bullismo e il disprezzo generato dall’invidia dell’altro. Ancora una volta è proprio dai più piccoli che bisogna imparare la purezza e l’amore disinteressato, quello che arricchisce il cuore e lo spirito, che si prova d’istinto, senza che venga inquinato dalle sovrastrutture. Quell’amore che Felix prova quando la sua storia si intreccia a quella di Laura: ecco che si svelano qui le potenzialità della Diólia e quindi dell’Amore, capace di risolvere anche le situazioni più tragiche, avvicinando l’uomo al divino e rendendolo capace di atti straordinari.

Nessuna bibliografia, al termine dell’opera di Apice: ciascuna delle informazioni e delle teorie postulate nasce dall’esperienza, diretta o sperimentata attraverso il dialogo con l’altro, strumento fondamentale per avvicinarsi alla comprensione totale. Uno stile narrativo singolare conferisce un fascino unico all’opera, nella quale il lettore non è mai soltanto spettatore, ma protagonista.

La Diólia porta con sé un messaggio rivoluzionario e al contempo archetipico, grazie al quale il tutto si riconduce all’uno: l’Amore. Per l’autore non si tratta di un’utopia, ma di un progetto concretamente realizzabile, possibile soltanto attraverso l’ascolto, la condivisione, l’apertura verso l’altro spogliata da qualsiasi pregiudizio e avvilimento. In una società sempre più standardizzata, dove si fa concreto per il singolo il rischio di intorpidirsi, riscoprire il proprio bambino interiore e dargli spazio rappresenta la speranza di un futuro più luminoso e interconnesso. Un messaggio di pace e di speranza, dunque, quello che viene trasmesso dall’opera, ancora più significativo in un presente carico di conflitti come quello che stiamo vivendo, affinché l’attuale frammentazione dell’essere e la continua lotta tra “noi” e “loro” non lasci chiudere definitivamente le porte al dialogo e alla cooperazione.

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