CRV – Salute mentale: i consiglieri di minoranza chiedono alla Regione del Veneto più investimenti

15 Novembre 2022

“Oggi le forze di opposizione in Consiglio regionale sono unite per denunciare l’inadeguatezza dei servizi legati alla salute pubblica in Veneto e, in particolare, a quella mentale: investiamo molto meno rispetto alla media nazionale, e comunque troppo poco. La spesa per i servizi della salute mentale è bassa e siamo sotto la soglia del 5% del Fondo Sanitario per poter disporre di servizi almeno accettabili”.

Le parole sono di Anna Maria Bigon, consigliera regionale del Partito Democratico e vicepresidente della commissione consiliare Sanità e Sociale.

“Siamo compatti nel chiedere con forza alla Regione del Veneto di investire molto di più nella salute mentale e in particolare nelle professionalità mediche necessarie per offrire servizi adeguati ai pazienti: psichiatri, psicologi, addetti alla riabilitazione – ha aggiunto la consigliera – Proprio la figura riabilitativa è fondamentale per assicurare la presa in carico dei pazienti dall’insorgere della patologia fino alla loro completa guarigione”.

“E continuiamo la nostra battaglia affinché i giovani non vengano inseriti nei reparti di psichiatria destinati agli adulti”, ha chiosato Bigon.

Elena Ostanel (Il Veneto che Vogliamo) ha denunciato che “la Regione Veneto è penultima a livello nazionale sul fronte dei finanziamenti per la salute mentale: non raggiungiamo la percentuale minima fissata dallo Stato. Chiediamo quindi alla Giunta regionale se intenda, nella prossima manovra di bilancio, finanziare in modo adeguato la salute mentale, ricordando che solo il 4% delle risorse finanziarie è dedicato a questo fondamentale ambito”. Ostanel ha anche ricordato “le principali richieste contenute in una Interrogazione, sottoscritta da tutti i consiglieri di minoranza, presentata ad aprile 2022 e che avrebbe dovuto ricevere risposta già a luglio: tutt’ora siamo in attesa. Avevamo chiesto alla Giunta regionale: di potenziare i servizi pubblici della salute mentale, limitando le esternalizzazioni al Privato; di rafforzare i Centri dedicati alla salute mentale con assunzioni stabili di personale specializzato (in primis medici e psichiatri); di dare vita con urgenza al ‘budget salute’ per efficientare i servizi riabilitativi; di eliminare la contenzione meccanica nei reparti ospedalieri (procedura che utilizza mezzi fisici e chimici per limitare i movimenti dei pazienti); di prendere in carico i giovani pazienti di età compresa tra i 18 e i 30 anni, che oggi non hanno ‘casa’; di attivare all’interno delle Case di Comunità anche un lavoro di prevenzione affidato a equipe dedicate che affrontino con tempestività le patologie legate alla salute mentale; di attivare una connessione tra i fondi del PNRR e l’apertura delle nuove Case di Comunità”.

Francesca Zottis (Pd) ha posto l’accento su un “modello regionale di intervento non più adeguato alla crescita delle patologie, che ormai interessano tutte le fasce d’età, con il diffondersi di disagi comportamentali e psicologici. Chiediamo un nuovo modello che possa accompagnare le persone fin dall’infanzia, con più attenzioni dedicate a giovani e adolescenti. Di fronte a problemi specifici, servono competenze e servizi altrettanto specifici. Va inoltre recuperato il legame tra territorio, servizi, famiglie e scuole”. Zottis ha chiesto “più investimenti regionali, in particolare per l’assunzione di professionalità adeguate alle nuove esigenze assistenziali della salute mentale: psichiatri, psicologi, personale riabilitativo ed educativo, professionisti che vanno tutti coinvolti per assicurare ai pazienti, soprattutto ai più giovani, la possibilità di realizzare progetti di vita adeguati, sviluppando tutte le loro potenzialità”.

Anche Erika Baldin (M5S) ha denunciato che la “Regione del Veneto è al penultimo posto nella classifica nazionale per investimenti nel settore della salute mentale: non c’è l’attenzione adeguata nei confronti di questa patologia”. L’esponente pentastellata ha ricordato “la presentazione alla Giunta regionale e alle competenti commissioni consiliari di un Progetto di legge riguardante il servizio di pedagogia e psicologia scolastica, per la promozione del diritto all’educazione e allo studio, dell’innovazione didattica e del benessere della persona: proponiamo che in tutte le scuole di ogni ordine e grado venga istituita una equipe multidisciplinare in grado di trattare possibili disagi mentali degli studenti. Auspico che ci possa essere una rete che metta assieme insegnati, studenti e famiglie per rispondere in modo tempestivo e adeguato ai disagi legati alla salute mentale”.

Cristina Guarda (Europa Verde) ha evidenziato “la compattezza, l’unità di intenti e di energie delle forze di opposizione per avanzare proposte concrete finalizzate alla risoluzione dei problemi legati alla salute mentale”. Per Guarda “è fondamentale che il paziente esca dal circolo vizioso dell’utenza, ovvero da una condizione basata sulla risoluzione dei problemi esclusivamente di tipo professionale e farmaceutico: le persone devono essere messe nella condizione di intraprendere un percorso nuovo di rinascita, di riprendere in mano le proprie vite in modo autonomo, senza che altri lo facciano per loro”.

Il prof. Andrea Angelozzi, già Direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Treviso e Venezia, ha analizzato “quelli che per noi sono le principali criticità della nuova delibera della Giunta regionale sui Centri Diurni: viene proposto un incremento dei posti disponibili all’interno delle strutture residenziali, ma i dati degli ultimi anni dimostrano come i posti già esistenti siano stati occupati solo in parte (al massimo al 60%) e quindi ci sfugge la ratio di un simile incremento; inoltre, il provvedimento dell’Esecutivo regionale rimarca il ruolo riabilitativo dei Centri Diurni ma, se analizziamo anche in questo caso i dati nazionali, possiamo renderci conto di come in Veneto le attività riabilitative siano molto rappresentate e sono il doppio di quelle nazionali, mentre vengono sottostimate le attività terapeutiche, nei centri di salute mentale, che invece sono la metà di quelle nazionali e sono fortemente penalizzate sotto il fronte degli investimenti. L’ultimo problema è legato all’impossibilità di far fronte alle esigenze assistenziali con gli operatori del servizio pubblico: ciò porta a effettuare ulteriori investimenti nel settore del Privato, superiori al 50% della spesa che la Regione affronta per la salute mentale”.

È intervenuto anche Salvatore Lihard, rappresentante del Movimento per la difesa della sanità pubblica veneziana, che ha espresso “tutta la nostra insoddisfazione per l’atteggiamento della Regione Veneto di grave sottovalutazione del problema legato alla salute mentale: ci sono finanziamenti inadeguati. E ad aprile 2022 avevamo fatto richiesta di accesso agli atti per poter disporre di dati al fine di fare delle valutazioni circa l’efficacia dei servizi erogati: attendiamo risposta. Riteniamo inoltre che vi sia un eccesso di strutture private e che non vengano tutelati in modo sufficiente i diritti dell’infanzia: non si deve mischiare la psichiatria con la neuro psichiatria infantile”.

Cristina Ceriani, del Comitato a sostegno della salute mentale di Verona e provincia, ha infine rappresentato “le esigenze dei familiari di pazienti affetti da problemi di salute mentale” e ha denunciato i “profondi disagi accusati dai giovani, costretti a casa o nelle comunità: manca uno sforzo adeguato per introdurli in contesti sociali all’interno dei quali possano vivere la quotidianità. Per ogni paziente dovrebbe essere studiato un progetto specifico, affidato a una equipe multidisciplinare, e calibrato sulle effettive esigenze delle persone”. Ceriani ha anche denunciato “la carenza di tutta la parte legata ai servizi territoriali”.

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