CRV – Osservatorio reg contrasto criminalità organizzata e mafiosa incontra ex magistrato Casellil

11 Gennaio 2023

Le agromafie, i rischi di infiltrazione della criminalità organizzata sulle imprese del settore agricolo e agroalimentare e le ripercussioni sul sistema veneto sono stati il tema dell’incontro promosso dall’Osservatorio per il contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa e la promozione della legalità, presieduto da Francesca Zottis, vicepresidente dell’assemblea regionale, con Giancarlo Caselli, il magistrato già procuratore della Repubblica a Torino e ora presidente del comitato scientifico della Fondazione “Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare” promossa ed istituita da Coldiretti, e con Marina Montedoro, direttrice regionale della maggiore associazione di produttori agricoli. Un incontro in modalità mista (Caselli affiancato da Massimo Ferraro del comitato scientifico della Fondazione erano collegati online) volto a mettere a fuoco indicatori e proposte operative per il Consiglio reginale, e in particolare per le commissioni Legalità e Agricoltura, e per la Giunta regionale. in vista della redazione del secondo rapporto annuale sul contrasto alla criminalità organizzata e alla promozione della legalità.

Al centro delle riflessioni dell’Osservatorio regionale, coordinato da Bruno Pigozzo ex vicepresidente del Consiglio, e dei rappresentanti dell’Osservatorio nazionale e dei vertici regionali di Coldiretti la sensibilizzazione e la formazione degli imprenditori agricoli e delle loro imprese, definite ‘sentinelle e caposaldi di legalità’ dal procuratore Caselli, nel prevenire e contrastare i rischi di infiltrazioni mafiose e di pratiche illegali.

Il Veneto, con oltre 64 mila aziende, una produzione lorda di 6,6 miliardi di euro e un export agroalimentare nel 2021 di 7,8 miliardi (fonte Sistema statistico Regione Veneto), è tra le prime regioni agricole d’Italia, con un duplice primato: produzioni di qualità certificata, con 91 prodotti tra Dop, Ipg e Stg (specialità tradizionale garantita) e un tessuto produttivo fatto di piccole e piccolissime imprese (in media 5 ettari in pianura, 1 ettaro in montagna). Da qui l’esigenza di monitorare con cura segnali e rischi di pratiche illegali, infiltrazioni di mafie (in particolare quelle nigeriana e albanese), fenomeni di caporalato e di usura, frodi alimentari che mettono la reputazione del ‘made in Italy’ e del ‘made in Veneto.

«La straordinaria ricchezza dell’agroalimentare veneto – ha affermato il presidente dell’Osservatorio nazionale su agromafie Caselli – va tutelata dal rischio di infiltrazione della criminalità organizzata. Ben vengano le azioni di contrasto efficaci così come i controlli, ma serve di più: va sbloccata la riforma della legislazione sui reati agroalimentari, ferma da anni in Parlamento, e che ora, con l’avvio della nuova legislatura, abbiamo puntualmente ripresentato».

Numerosi i riflettori da accendere e gli spunti di lavoro suggeriti dai componenti dell’Osservatorio regionale: il coordinatore Pigozzo ha indicato la vigilanza sull’utilizzo dei fanghi di depurazione in agricoltura, visto che ogni anno almeno 96 mila tonnellate di reflui non riescono ad essere trattate dalla filiera di depurazione e non hanno una chiara destinazione; la vicepresidente della commissione regionale Agricoltura, Cristina Guarda (Europa Verde), ha segnalato in proposito il ‘passo indietro’ che a suo giudizio la legislazione regionale ha compiuto quest’anno, equiparando nel Piano rifiuti compost organico e compost inorganico ed eliminando quindi i controlli previsti in precedenza per l’utilizzo dei reflui inorganici per la fertilizzazione dei terreni; la direttrice di Coldiretti Montedoro ha messo in luce l’impegno dell’associazione, attraverso un ufficio dedicato, nel monitoraggio delle pratiche commerciali sleali e, nel contempo, le iniziative assunte nel territorio per la formazione e la sensibilizzazione dei soci, degli operatori e dei consumatori. Il vicepresidente della commissione Legalità del Consiglio veneto, Roberto Bet (Lega-Lv), ha proposto di elaborare ‘indici di anomalia’ per aiutare imprenditori, associazioni di categoria e sindacati a intercettare possibili fattori di illegalità e segnali di infiltrazioni mafiose. ”Forme di controllo interno e di autocontrollo sono possibili – ha affermato Bet – come dimostra l’esempio virtuoso di Avepa, l’agenzia regionale per i pagamenti in agricoltura, che ha erogato oltre 12 miliardi di euro di aiuti comunitari e di contributi nel corso degli ultimi vent’anni”. Dal canto suo, il presidente della commissione Legalità Andrea Zanoni (Pd) ha messo l’accento sulla responsabilità dei singoli imprenditori nel segnalare e denunciare pratiche illegali, una responsabilità di incoraggiare e sostenere, anche attraverso il potenziamento degli organici dei Tribunali”. Ulteriori proposte emerse, rivolte al legislatore e all’esecutivo regionale, riguardano il monitoraggio del consumo di suolo agricolo che può essere indice di operazioni di riciclaggio, la sperimentazione di buone pratiche nella gestione dei flussi migratori che prevengano fenomeni di caporalato e sfruttamento della manodopera, meccanismi di vigilanza sulle truffe nei confronti dell’Unione Europea e sulle frodi fiscali, l’introduzione a livello nazionale del ‘prezzo esposto’, cioè di prezzi al consumo che rendano trasparenti il prezzo di produzione e i passaggi di fliera, il coinvolgimento degli enti locali e della Grande distribuzione organizzata nella promozione della cultura della legalità e nella valorizzazione del ‘made in Veneto’.

I lavori dell’Osservatorio regionale per il contrasto della criminalità organizzata e mafiosa e la promozione della legalità proseguiranno il 1° febbraio, con l’ascolto delle organizzazioni sindacali della Regione.

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