Come un sogno, la precisione scientifica di un’emozione travolgente

16 Gennaio 2023

La poesia è un’arte che si esprime in molteplici forme, tanto da poterla ritrovare in gesti, parole, sentimenti, ma anche nelle persone care o nei luoghi del cuore nei quali abbiamo incastonato i ricordi più preziosi. Essa racconta la vita nella sua dimensione più lieve e sincera, perché affonda le sue radici nella terra che ogni giorno calchiamo, ma la sua chioma si protende verso il cielo, lì dove i rami ancora verdi e le foglie fresche e nuove possono ambire ad accarezzare le nuvole. Di questa stessa levità, sospesa tra il reale e l’onirico, si compone la nuova raccolta poetica di Anna Rita Bassani, pubblicata per il Gruppo Albatros il Filo.

Già il titolo, Come un sogno, evoca la natura in perenne tensione antitetica della produzione di Bassani, la quale offre immediatamente al lettore una domanda: cos’è che rende la vita pari al sogno e viceversa? La risposta si incarna nell’amore, nel battito di un cuore che incalza fino allo spasimo e poi rallenta, sereno, quando la tempesta è ormai alle spalle. Un ritmo altalenante che si fa strada tra i dolori più strazianti e i desiderati momenti di quiete, nei quali è possibile riprendere fiato prima di partire, ancora una volta, per un viaggio che sempre cambia e si trasforma, un istante dopo l’altro.

Se pure la poesia segua e accompagni da sempre il percorso di vita dell’autrice, questa silloge condensa i frutti più significativi della sua produzione recente: è un percorso artistico a tutto tondo che si accosta e completa la formazione scientifica dell’autrice – ha infatti lavorato a lungo come informatore scientifico del farmaco – nella quale distilla esperienze e sensazioni in dense gocce di luce, nutrimento per l’anima assetata di bellezza. “Non è semplice (distinguere sogno e realtà, n.d.r.), perché la realtà mi porta a pensare a situazioni pratiche, ma comunque mi suscita un’emozione. Il reale è ciò che percepisco, poi da lì nasce il sogno, perché è immediata la necessità di evadere, tornare a ricordi lontani” spiega l’autrice ai microfoni di Se Scrivendo, il salotto letterario firmato CaosFilm che ha ospitato il suo intervento telefonico “per esempio la musica è reale, ma può riportare la mente indietro a episodi dell’adolescenza, dell’infanzia, come anche a un’immagine o un panorama. Il sogno è legato alla dimensione del ricordo, anzi, parte da essa”.

Il ricordo di cui parla l’autrice è sì un luogo in cui trovare conforto, ma non può essere l’unica dimensione nella quale rinchiudersi: è un bagaglio lieve che più si arricchisce più permette di volare in alto, perché attraverso di esso lo sguardo sul presente possa essere più ampio ed esteso, fino a intravedere l’orizzonte del futuro: le pietre che dal livello del mare sembrano scogli insormontabili, viste dall’alto diventano leggere escrescenze da aggirare o scavalcare con agilità, la paura si alleggerisce e la quiete permette di navigare più serenamente. Non a caso sfruttiamo la semantica della navigazione, perché è la stessa di cui si serve l’autrice per descrivere, appunto, il Percorso umano: “Navigare / tra miriadi di ricordi / e vane speranze, / tra sogni infranti, / disideri e rimpianti; / disperdersi, / in un tumulto di gioie e dolori, / nel trionfo dell’amore, / con successi inaspettati / e sogni realizzati.”

Come evidenziato nel componimento appena citato, sono frequenti in questa raccolta i riferimenti a un ambiente naturale rigoglioso e multiforme: nell’universo poetico dell’autrice i fiori sono i custodi dei ricordi e al tempo stesso dipingono l’armoniosa danza del cerchio della vita – “Fiorire e sfiorire, / in un lento divenire; / aprirsi alla vita, / in una storia infinita; / germogliare per sognare, / per amare e fantasticare; […]” ; d’altra parte il percorso di ogni giorno sa rassomigliare a un sentiero scosceso di montagna, dove dalle ortiche e dai ciottoli divelti si apprende come modulare il passo, per giungere fino alla cima a scrutare il più limpido dei cieli: “Percorso arduo e spinoso, / stretto e tortuoso, / ripido e roccioso, / buio e luminoso; / solo con forza ineguagliabile, / si possono: / sconfiggere / avversità e difficoltà; / raggiungere / sogni e ambizioni; / inebriare / l’anima di gioia infinita; / alimentare / la mente, fonte radiosa / di pensieri e sentimenti” ; poi ancora l’alba, il tempo della rinascita e della promessa, la luce che acceca e accarezza e le stelle che accendono l’occhio e guidano il passo, donando sollievo. Sono pennellate di un unico grande ritratto al quale ogni giorno si aggiunge un dettaglio, un’ombra o un punto di luce: un dipinto più vivo a ogni istante, talmente concreto da apparire magico.

Il racconto poetico di Bassani segue un unico flusso continuo, nel quale è possibile cogliere una spiccata consequenzialità tematica: sembra, infatti, che un componimento cominci lì dove termina il precedente, quasi a intrecciarsi e sovrapporsi come i petali di una rosa nel pieno della sua fioritura. Partendo dalle manifestazioni più variegate della bellezza e delle sue espressioni quotidiane, la forza centripeta di questo mulinello poetico attira il lettore fino al nucleo, il centro nevralgico dell’intera produzione della poetessa: l’amore. Seppure il suo aroma aleggi su ciascuno dei componimenti, lì dove si manifesta concretamente ne vediamo la forza propulsiva e misteriosa, capace di condurre l’uomo fino a scorgere nuovi pianeti, di emozionare in un pulpito sfavillante di energia luminosa e tramutarsi in un canale che mette in comunicazione diretta il cuore delle persone, rendendo più semplice il vicendevole scambio. Non soltanto presenza, ma anche assenza: l’autrice desidera infatti esprimere e ricordare al lettore anche ciò che avviene quando l’amore viene lasciato in disparte, in un mondo frenetico dove non sembra esserci spazio per nessuna delle sue declinazioni: il componimento Non c’è spazio presenta un quadro desolato e in sottrazione, atipico per Bassani, ma senza dubbio di forte impatto.

Come non menzionare, poi, la narrazione che l’autrice dedica alle passioni e in particolar modo al pattinaggio artistico, disciplina tanto amata da Bassani da ritrovarne un indizio già sulla copertina del libro: sui pattini l’autrice si muove agilmente tra le favole più note e scivola fino in Lapponia con le pittoresche figure di Babbo Natale e della Befana, evocando un’atmosfera invernale sognante e festosa, da accogliere con un sorriso.

La ricchezza espressiva che emerge nei temi viene poi messa in maggiore risalto dallo stile essenziale ed euritmico: i versi sono infatti brevissimi, talvolta composti da una sola parola, mentre la musicalità viene veicolata talvolta dall’armonia delle parole, altre da un sistema metrico preciso e accurato. Esatto anche l’utilizzo diffuso dell’enjambement, quasi a spezzare il fiato del lettore e favorire una lettura agile, senza rallentamenti se non al termine di ciascun componimento. Certi ritornelli – come avviene ad esempio in Come un sognoIn amoreAll’improvvisoDove metteremo e alcuni altri – suonano quasi come un mantra rituale, un esercizio mentale per poter visualizzare una stessa immagine da prospettive diverse, fornendo a ogni verso un nuovo frammento di esperienza.

Certo è che al termine della lettura ci accorgiamo del fatto che non sia semplice sognare, soprattutto quando la vita ci sottopone delle prove apparentemente insormontabili, che rischiano di gettarci nello sconforto. Quasi a porgere una mano al lettore, ormai diventato a tutti gli effetti amico, Anna Rita Bassani distribuisce il suo messaggio d’amore e speranza, sognante come la realtà.

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