Cosa sono i Green Bond e perché stanno spopolando

13 Luglio 2021

Una crescita esponenziale che sta contagiando tutto il mondo, offrendo nuove opportunità di investimento. I green bond, le obbligazioni verdi, stanno letteralmente spopolando facendo registrare una crescita esponenziale nelle emissioni durante gli scorsi anni. Cosa sono e perché stanno conquistando sempre più persone, istituzioni e Stati? Andiamo con ordine.

Cosa si intende per “green bond”?

Anzitutto la traduzione: obbligazioni verdi. La prima parte, obbligazioni. Sono contratti finanziari di durata prestabilita (tolto il caso delle obbligazioni perpetue) emesse da istituzioni come aziende o banche alla ricerca di fondi. Chi emette le obbligazioni è il debitore, chi le sottoscrive (o le acquista in secondo momento) è il creditore. Quest’ultimo dà i propri soldi a chi emette l’obbligazione e, una volta che l’obbligazione sarà scaduta, se li vedrà restituire maggiorati di una certa somma aggiuntiva, gli interessi. Il debitore quei soldi, di solito, li investe nella speranza che negli anni fruttino abbastanza da avere sufficienti fondi da restituire ai creditori una volta scaduta l’obbligazione.

La seconda parte è il “verde”. I green bond sono infatti strumenti finanziari particolari, legati a progetti di investimento che hanno un impatto positivo per l’ambiente. Insomma chi emette green bond non cerca semplicemente denaro per finanziare investimenti generici, cerca denaro per finanziare progetti ben precisi legati alla sostenibilità ambientale o alla transizione energetica, appunto. Borsa Italiana sul suo sito porta ulteriori esempi: trattamento dell’acqua e dei rifiuti, iniziative legate alla prevenzione e controllo dell’inquinamento,  infrastrutture per i trasporti, tra cui le ferrovie centrali eoliche e più in generale iniziative legate all’utilizzo sostenibile dell’acqua o all’edilizia eco-compatibile.

Di quali cifre si parla?

Secondo le stime di Bloomberg NEF nel 2020 le emissioni di obbligazioni sostenibili hanno raggiunto i 732,1 miliardi di dollari con un aumento del 29% rispetto al 2019 (565,5 miliardi). A inizio giugno 2021 inoltre il totale del denaro preso a prestito con destinazioni dichiarate legate all’ambiente, al sociale o alla spesa pubblica sostenibile hanno superato i 3.000 miliardi di dollari complessivi. La crescita di questo tipo di strumenti si presenta quasi esponenziale. Ci sono voluti infatti dodici anni dalle prime emissioni verdi (negli anni precedenti la crisi del 2008) per arrivare ai primi 1.000 miliardi a metà 2018 e solo altri due per arrivare ai 2.000 miliardi di fine 2020. Negli ultimi 8/9 mesi le emissioni hanno raggiunto quota 3.000 miliardi. Secondo una previsione dell’agenzia di rating Moody’s le obbligazioni verdi rappresenteranno quasi il 10% del totale  delle emissioni di bond del 2021 (erano il 5,5% nel 2020). L’abbinamento delle necessità di investire le proprie risorse e la garanzia che il proprio denaro finisca in opere amiche dell’ambiente sta permettendo a questo settore di mercato di espandersi rapidamente, coinvolgendo anche gli Stati sovrani.

Sì, ci sono anche i BTP Green

Dopo lunghi mesi di preparazione anche il governo italiano all’inizio di quest’anno ha emesso i suoi primi titoli di Stato green. Si chiamano, ovviamente, Btp Green. La prima e finora unica emissione risale al 2 marzo 2021, con scadenza 30 aprile 2045 e le classiche cedole semestrali dei Buoni del Tesoro poliennali. Ne sono stati emessi per un valore complessivo di 8,5 miliardi di euro, remunerati ad un tasso annuo dell’1,50%. Il denaro ricavato dalle aste di questo strumento finanziario serve a finanziare “le spese statali a positivo impatto ambientale”, nel rispetto della Tassonomia dell’Unione europea che regola in maniera stringente questo tipo di obbligazioni. Va precisato inoltre come l’euro sia la valuta “preferita” dai Green bond. Nel 2020 la maggioranza assoluta dei titoli verdi emessi risulta denominata in euro.

L’Unione europea introduce un regolamento stringente

A proposito di finanza sostenibile e green bond, la Commissione europea ha recentemente approvato il regolamento in merito all’emissione di questo tipo di obbligazioni. Datato 6 luglio 2021, l’European green bond standard detta le linee guida per le istituzioni che vorrebbero andare sul mercato dei capitali proponendo un prodotto finanziario “green” e amico dell’ambiente. Il passo di Bruxelles va sia nella direzione di regolamentare un settore in forte crescita ma dall’altra anche tutelare gli investitori: “Un gold standard sul come società e autorità pubbliche possono usare i green bond per raccogliere fondi sui mercati dei capitali per finanziare investimenti ambiziosi, rispettando requisiti di sostenibilità esigenti e proteggendo gli investitori dal greenwashing”.

Sono quattro i punti cardine del regolamento. Il primo è che i fondi raccolti con i green bond debbano essere investiti tutti in progetti allineati con la “Tassonomia dell’Unione europea”. Espressione che potrebbe sembrare insignificante, ma che in realtà rimanda ad un vero e proprio regolamento separato e datato 18 giugno 2020. Nel documento viene dedicato ampio spazio a ciò che la Commissione definisce “obiettivo ambientale”, con un elenco tassativo di sei elementi: mitigazione dei cambiamenti climatici, adattamento ai cambiamenti climatici, uso sostenibile e protezione delle acque e delle risorse marine, transizione verso un’economia circolare, prevenzione e riduzione dell’inquinamento, protezioni e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi. Ciascuno di questi punti ha poi una spiegazione dettagliata negli articoli successivi, a cui in questa sede ci si limita a rimandare in caso di particolare interesse.

Il secondo punto cardine prevede totale trasparenza, attraverso rapporti dettagliati, su come le obbligazioni vengono allocate. Il terzo che tutti i green bond emessi da Paesi dell’Unione europea vengano controllati da un revisore esterno (“terzo”) per garantire l’aderenza al regolamento e alla tassonomia sopracitata, con flessibilità limitata per le istituzioni pubbliche. Quarta e ultima è che i revisori esterni che forniscono servizi agli emittenti di green bond siano registrati e supervisionati dall’autorità del mercato finanziario dell’Ue (Esma).

In buona sostanza l’Unione europea ha deciso di non lasciare nulla al caso e di controllare il processo di emissioni di questo tipo di obbligazioni dall’inizio alla fine della loro vita.

© Copyright 2021 Editoriale Libertà