Il cambiamento climatico sta decimando la produzione del miele

23 Settembre 2021

In breve:

  • La raccolta 2021 si prospetta “la peggiore a memoria d’uomo”
  • Parola di Riccardo Redoglia, presidente dell’Associazione provinciale Apicoltori Piacentini
  • Il clima sta cambiando troppo in fretta, api e piante non riescono ad adattarsi
  • Dal 2007 una caduta  progressiva nella produzione

Nel 2021 la produzione di miele ha registrato un calo del 95% in Toscana ed Emilia-Romagna. In Lombardia gli alveari sono passati dal produrre in media 20 chilogrammi di miele ad una quantità inferiore al chilogrammo. Dati drammatici che fotografano l’assoluto stato di crisi dell’apicoltura in Italia (ma non solo), da comprendere e analizzare, per avere coscienza del problema e approcciare una soluzione. Con l’aiuto di Riccardo Redoglia, presidente dell’Associazione provinciale degli Apicoltori piacentini, cerchiamo di comprendere meglio cosa sta accadendo alla produzione del miele e, soprattutto, cosa c’entra il cambiamento climatico con questa crisi del settore dell’apicoltura.

Perché il 2021 dell’apicoltura è andato così male?

“Abbiamo sofferto un inizio stagione gravato dalla gelata verificatasi in aprile che ha inficiato le produzioni di acacia, millefiori primaverili, tarassaco e non solo”, spiega Riccardo Redoglia. “In quel periodo l’acacia ad esempio non era ancora fiorita ma c’erano già le gemme, quindi la gelata ha ridotto di molto la fioritura e in alcune zone l’ha persino azzerata. Il freddo successivo poi ha bloccato lo sviluppo dei nidi, in procinto di iniziare la raccolta dei fori e del nettare, che grazie al tempo favorevole di marzo erano ad un buon livello di sviluppo. In altre parole la gelata ha rovinato la fioritura e il periodo freddo di aprile ha impedito alle famiglie di svilupparsi adeguatamente e raggiungere il livello di sviluppo necessario per un buon raccolto”.

Dopo le gelate e le temperature basse, l’arida estate 

“Passato il periodo di freddo è stata la volta del caldo siccitoso che ha ridotto ulteriormente le produzione. Le piante per produrre nettare nei fiori devono riuscire ad attingere all’acqua nel sottosuolo ma se non piove di acqua non ce n’è”. La mancanza di precipitazioni regolari non ha quindi permesso alle piante di crescere adeguatamente, andando ad inficiare anche l’attività delle api.

La stagione peggiore a memoria d’uomo

“Abbiamo avuto la stagione peggiore che ci sia mai stata a memoria d’uomo”, dichiara candidamente Redoglia. Parole che pesano e lasciano comprendere quanto la situazione sia grave. “È vero, è una frase che purtroppo pronunciamo molto spesso ma che stavolta assume proporzioni drammatiche. Se non lo vedi non ci credi. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad annate che alternavano produzioni positive e negative, quindi ci si poteva illudere che tutto sommato le cose non stessero andando poi tanto male. Se però su quei dati presi singolarmente si costruisce un grafico c’è da restare di stucco”. Il riferimento è ai dati dal 2007 in poi, anno dopo il quale il raccolto del miele in provincia registra un calo continuo. “Si parte con produzioni buone, quelle che poi storicamente e per tradizioni decennali ci attenderemmo. Il calo inesorabile da allora ha portato le produzioni ad avvicinarsi allo zero per quanto riguarda l’acacia, che per noi piacentini è fondamentale, praticamente ci si basa sopra il reddito di una stagione. Gli altri mieli stanno acquisendo sempre maggiore importanza, vista la diminuzione dell’acacia”.

Cosa dicono i numeri dell’Osservatorio nazionale miele

L’Osservatorio nazionale miele ha pubblicato l’indagine produttiva ed economica relativa al mese di agosto. Al suo interno Piacenza viene espressamente menzionata per le difficoltà che gli apicoltori stanno correndo: “Non sono state registrate produzioni significative di miele di melata. Nel Piacentino, nelle zone di collina l’assenza di flussi nettariferi rende necessario intervenire nuovamente con la nutrizione di soccorso. La situazione è migliore in alcune aree pianura dove si registra qualche di raccolto di millefiori estivo ma con medi piuttosto scarse”. La quantità di miele in commercio all’ingrosso è talmente risicata da non permettere stime certe sui prezzi: “Il mercato del miele all’ingrosso nel 2021 risente di questa ulteriore annata estremamente negativa e della scarsa disponibilità delle principali tipologie di miele, sia monoflora che millefiori. Al momento, data la scarsità di transazioni significative, non è possibile esprimere un prezzo medio di mercato ma semplicemente segnalare i primi prezzi rilevati”.

I cambiamenti climatici hanno rotto equilibri stabiliti da millenni

“L’aumento di temperatura registrato negli ultimi decenni è stato molto veloce e ha disaccoppiato lo sviluppo delle famiglie delle api con quello dei vegetali. Parliamo di equilibri che si erano formati in millenni, un coordinamento tra elementi della natura. In passato si sono registrate variazioni di questa portata ma non con questa velocità, magari in secoli o millenni. Dall’inizio del secolo scorso abbiamo avuto una impennata della temperatura iniziata con le rivoluzioni industriali. È uno dei tanti fattori, oltre alla siccità. Poi ovviamente l’aumento della temperatura porta anche a fenomeni molto più violenti a livello meteo, assistiamo ad eventi eccezionali e violenti che prima erano molto più rari”.

Le api non si possono proteggere, devono essere libere

“Le api vivono nell’ambiente, non possiamo metterle in ambienti protetti. Io personalmente in aprile ho subito un danno da clima a causa degli abbassamenti veloci di temperatura in un alveari e ho perso le bottinatrici [api operaie adulte] che si sono trovate fuori dall’alveare quando la temperatura si è abbassata, non riuscendo più a rientrare”. Per comprendere questo episodio è necessario conoscere un po’ il ciclo delle api: “Le api dopo la metamorfosi vivono una ventina di giorni nell’alveare, dopodiché diventano bottinatrici e cominciano ad andare fuori alla ricerca di materiali per l’alveare. Se perdiamo quelle api, la famiglia deve aspettare che nuove larve crescano diventando adulte per sostituirle, rallentando il processo”.

Agire da subito, perché ci vorranno decenni…

Redoglia sul tema non si fa illusioni: “Nessuno di noi vedrà l’inversione di tendenza nel clima anche se prendessimo da subito tutte le misure necessarie a contrastare il cambiamento climatico. Se non incominciamo subito però situazione diventerà irreversibile. Dobbiamo pensare alle generazioni future”.

… nel mentre resistere, reinventandosi con l’esperienza

“Noi speriamo in annate che non siano come questa, che è stata drammatica. Non in tutti gli anni produzioni così basse. Cerchiamo poi di applicare metodologie che ci permettano di mitigare l’effetto avverso del clima e dell’ambiente. Applichiamo tecniche di allevamento più onerose e impegnative, che richiedono aumento della professionalità. Uno dei rimedi che quasi tutti apicoltori professionisti stanno attuando è spostare api in zone dove raccolto c’è, ad esempio vicino a boschi di piante nettarifere. Il problema è che gli hobbisti, che in numero sono superiori ai professionisti, potrebbero non avere tempo o mezzi di applicare metodologie di allevamento necessarie”.

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