Le autostrade “intelligenti”, mezzi connessi tra loro e tir che si guidano da soli

28 Settembre 2021

In breve:

  • Il progetto C-Roads a metà settembre ha tracciato un primo bilancio dei propri test
  • La A22, autostrada del Brennero, è l’arteria designata in Italia per inaugurare il progetto
  • In futuro i mezzi saranno connessi tra di loro e dialogheranno con centraline installate sulle strade

Una autostrada che comunica con la tua auto, magari per avvisarti della presenza di un convoglio di tir a guida autonoma a poche centinaia di metri di distanza. Uno scenario neanche troppo remoto, visti i passi compiuti nei test delle “Smart road” lungo l’autostrada del Brennero. La A22 in Italia è l’arteria stradale designata per perfezionare e contribuire alla nascita di uno standard europeo della mobilità “intelligente”, la guida di nuova generazione che connetterà tra di loro centraline autostradali, automobili e mezzi pesanti.

Un bilancio dei progressi dei test sulla A22

Lo scorso 16 settembre il progetto C-Roads Italy ha tracciato un bilancio degli ultimi quattro anni di test portati avanti sulla A22, l’Autostrada del Brennero, nell’ambito dei sistemi di trasporto intelligenti e cooperativi. Sul significato di questo termine apparentemente astruso ci si soffermerà nelle prossime righe. Basti però sapere che i progressi fatti negli ultimi anni, perlomeno secondo i responsabili del progetto, continuano a tenere aperta la porta dell’obiettivo finale: realizzare una rete di autostrade che collegano 18 Paesi europei (Italia compresa) totalmente connesse con i mezzi di trasporto entro il 2050. Un’idea fantascientifica che sta prendendo piede, coinvolgendo giganti del settore dei trasporti e delle comunicazioni.

C-Its, ovvero il trasporto “intelligente” di ultima generazione

La sigla C-Its sta per “sistemi di trasporto intelligente e cooperativo”. Un progetto che intende sperimentare tecnologie di ultima generazione e giungere ad uno standard unico all’interno dell’Unione europea. Una sorta di rete di autostrade “intelligenti” che dialogano con tutti i mezzi di trasporto che le stanno percorrendo. Nel documento ufficiale i responsabili del progetto parlano di un “insieme di tecnologie e applicazioni che consentono un effettivo scambio di dati attraverso tecnologie wireless tra componenti e attori del sistema del trasporto, diversi veicoli o tra i veicoli e l’infrastruttura stessa”. Una definizione istituzionale che intende dire con una modalità estremamente elaborata una cosa semplice: le autostrade smart sono dotate di apparecchiature in grado di trasmettere informazioni direttamente ai computer dei mezzi di trasporto, proprio come i cellulari di oggi ricevono informazione dal proprio router di casa o da una applicazione specifica.

In Italia l’Autostrada del Brennero è protagonista

Nell’ultimo aggiornamento del progetto vengono illustrati i progressi fatti lungo la A22, l’autostrada scelta dai responsabili in Italia per sperimentare le nuove tecnologie (nonché una infrastruttura chiave che collega il Mediterraneo con l’Europa “core”, ovvero Austria e poi Germania). Lungo la A22 sono stati installati a partire dal 2017 ben 82 unità di comunicazione, sparse nei 367 chilometri di strada. Queste unità sono in grado di comunicare tra loro e con i computer dei mezzi di trasporto che stanno percorrendo la A22 stessa, connessione che permette così di testare tutta una serie di nuove tecnologie. Nel comunicato stampa dell’incontro di Trento sono state ad esempio menzionate le 63 stazioni “intelligenti” installate in collaborazione con Tim, necessarie per garantire una connessione costante e quindi la sicurezza dei test (uno degli elementi sul quale più sarà necessario lavorare al fine di non aumentare il rischio nella percorrenza di queste autostrade).

Truck platooning, così un gruppo di tir autonomi seguono il “capo”

Tra le possibilità aperte da una autostrada tempestata di sensori e unità “intelligenti” c’è anche il “Truck platooning”, che in italiano sta per “plotone di camion”. Questa tecnologia permette ad un convoglio di veicoli pesanti di muoversi in totale autonomia, seguendo a distanza un primo veicolo guidato da un autista in carne ed ossa. Ripetiamo: un solo veicolo guidato dall’uomo che attraverso le stazioni dell’autostrada “intelligente” comunica ad altri veicoli dietro di lui quando accelerare, sterzare e frenare. Nell’ambito di C-Roads se ne sta occupando Iveco, che dal 2016 sperimenta questa tecnologia.

“Un video risalente al 2016 in cui Iveco e Cnh mostravano i primi progressi nell’ambito della guida autonoma e del Truck platooning”

“Grazie all’infrastruttura del progetto, il veicolo riceve notifiche di eventi come lavori in corso, veicolo fermo, traffico intenso, meteo avverso, segnaletiche dinamiche (velocità), presenza dei caselli. Inoltre, grazie agli altri veicoli cooperativi, l’auto riceve la presenza e i dati di manovra (velocità, accelerazione, imbardata, indicatori di direzione, etc.) di tutti i veicoli vicini equipaggiati dal V2X, inclusi eventi critici come veicolo fermo e in panne”, si legge nel rapporto.

Poi c’è l’Highway Chauffeur, che affianca l’autista alla guida

La A22 ha testato anche la funzionalità “Highway chauffeur”, letteralmente “autista dell’autostrada”, che permette di regolare la velocità dei veicoli, mantenere la traiettoria all’interno delle strisce della segnaletica orizzontale ed effettuare un cambio di corsia in maniera automatica. Come riporta Crf, “il veicolo riceve notifiche di eventi come lavori in corso, veicolo fermo, traffico intenso, meteo avverso, segnaletiche dinamiche, presenza di caselli”. Insomma un vero e proprio assistente avanzato che non si affida ai dati caricati su internet ma a ciò che le centraline dell’autostrada stessa o gli altri mezzi “intelligenti” gli comunicano.

In Italia il decreto sulle “Smart road” risale al 2018

Dal 2018 in Italia vige il cosiddetto decreto “Smart road”, che ha dato il via libera alla tecnologia e alla sperimentazione su strada di veicoli a guida automatica. Stando all’agenda indicata allora, fino al 2025 la sperimentazione si concentrerà sulle infrastrutture appartenenti alla rete europea “Trans european network”. Nel 2030 sarà la volta della deviazione dei flussi, l’intervento sulle velocità medie per evitare congestioni, suggerimento di traiettorie e gestione dinamica degli accessi e dei parcheggi. In altre parole l’Italia vuole essere in prima fila in questo ambito della mobilità di nuova generazione, destinato in ogni caso a ridisegnare le abitudini degli autisti e dei pendolari nelle grandi arterie autostradali del paese.

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