L’Italia spende ogni anno 34,6 miliardi di euro in sussidi “inquinanti”

06 Ottobre 2021

In breve:

  • Nel bilancio italiano ci sono 34,6 miliardi di euro di sussidi nemici dell’ambiente
  • Legambiente suggerisce di tagliarli e utilizzare le risorse per maggiori investimenti in energia pulita e sostenibilità
  • A livello mondiale i sussidi ai soli combustibili fossili ammontavano a 180 miliardi di euro nel 2020, in netta discesa rispetto al 2019 a causa dei lockdown

Nel 2021 nel bilancio italiano ci sono 34,6 miliardi di euro di sussidi dannosi per l’ambiente, direttamente o indirettamente. È la stima di Legambiente che in un suo documento elenca tutte le voci di spesa pubblica ritenute nemiche della sostenibilità. Secondo l’associazione bisognerebbe tagliare questa somma o rimodularla in altri provvedimenti, per aumentare l’efficienza delle politiche del governo.

La stima parla di 51 diverse voci per 34,6 miliardi di euro

Legambiente sostiene che nel 2021 il bilancio dello Stato italiano sia gravato di ben 51 diversi sussidi dannosi a livello ambientale, per una cifra complessiva di 34,6 miliardi di euro. L’ammontare si colloca di un soffio sotto i livelli del 2019, quando Legambiente stimava 35,7 miliardi complessivi. Difficile è invece il paragone con gli anni precedenti, visto che proprio nel 2019 l’associazione ha modificato la propria metodologia di calcolo iniziando a considerare anche altri settori oltre quello energetico. Tolta questa doverosa precisazione, il valore dei sussidi dannosi per l’ambiente è sempre andata salendo nell’ultimo decennio.

Ma cosa si intende per “sussidi dannosi”?

Nel proprio documento Legambiente parla di “un sistema che prevede misure incentivanti, che intervengono su beni o lavorazioni, per ridurre il costo di utilizzo di fonti fossili o di sfruttamento delle risorse naturali”. In altre parole risorse di natura pubblica che vengono indirizzate verso spese ad alta propensione all’inquinamento e che, secondo l’associazione, dovrebbero per questo essere rimodulati se non, in alcuni casi, eliminati in tronco. “Negli ultimi 10 anni è costato alla collettività almeno 136,4 miliardi di euro tra finanziamenti diretti a centrali che utilizzano petrolio, gas e carbone, che inquinano e producono emissioni gas serra”. Ma anche Sconti su tasse – accisa, iva e credito d’imposta – per una lunga lista di utilizzi di benzina, gasolio, gas, ecc. – nei trasporti, nel riscaldamento, nelle industrie. Sconti sui prezzi, esenzioni e differenti trattamenti fiscali”. Anche risorse che, insomma, sarebbero destinate alle fasce meno abbienti della popolazione per rendere meno pesante il costo della vita.

La via suggerita da Legambiente è radicale. Rendere questa spesa corrente una spesa in conto capitale o, in altri termini, trasferire risorse destinate alla riduzione dei costi per imprese e famiglie in investimenti in efficienza, “nelle reti, negli accumuli e nell’autoproduzione da rinnovabili, con risultati strutturali in termini di risparmio”. Far sì che il sistema sia per sua natura meno costoso ed efficiente piuttosto che nascondere il problema introducendo sussidi e sconti ogni anno.

Nel 2020 mai così pochi sussidi a livello mondiale

Stando alla rilevazione dell’Agenzia internazionale dell’energia, il 2020 è stato un anno di forte riduzione nell’importo dei sussidi pubblici a sostegno dei combustibili fossili. Per la precisioni la somma complessiva stanziata a livello globale si sarebbe contratta del 40%, attestandosi di poco sopra i 180 miliardi di dollari [la cifra risulta sproporzionata per difetto rispetto a quelle di Legambiente, a causa della diversa metodologia di calcolo e un insieme minore di ambiti considerati, ndr]. Dal 2007, anno di inizio delle rilevazioni, non era mai stata registrata una cifra tanto bassa. Un lampo di coscienza ambientalista? Sarebbe una bella favola, ma anche lontana dalla realtà. La causa è chiaramente da imputare alla caduta nel consumo e nei prezzi dei combustibili fossili legati alla crisi economica e ai lockdown generalizzati, come sottolineato dalla stessa Agenzia internazionale dell’energia.

Circa la metà dei sussidi, 90 su 180 miliardi di dollari, sono destinati a prodotti legati al petrolio. Importante anche la voce dei combustibili connessi alla produzione di energia elettrica non rinnovabile (35 miliardi).

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