La classifica dei Paesi che hanno inquinato di più tra il 1850 e il 2021

08 Ottobre 2021

In breve:

  • Gli Stati uniti guidano di gran lunga la classifica con un quinto delle emissioni complessive di CO2 degli ultimi 171 anni
  • Segue a ruota e in rapida rimonta la Cina con circa l’11% delle emissioni
  • L’Italia è “solo” 19esima, la Germania è prima in Europa (3,5%) al sesto posto complessivo

Una classifica degli “inquinatori” seriali dal 1850 ad oggi. È il particolare esperimento tentato anche nel 2021 da Carbon brief, sito web specializzato in statistiche sul clima con sede nel Regno Unito. Tramite una serie di fonti, Carbon brief avrebbe infatti ricostruito le emissioni cumulate di CO2 per diversi Paesi mondiali, stilando così una classifica finale che decreta il “Paese maggiormente responsabile per il cambiamento climatico”. Naturalmente gli equilibri del clima e dei fenomeni meteorologici sulla terra sono più complicati di così ma i dati forniscono comunque un interessante quadro d’insieme.

Gli Stati uniti sono soli al comando

Nella classifica dei Paesi che hanno emesso più anidride carbonica all’inizio della rivoluzione industriale gli Stati uniti sono il proverbiale “uomo solo al comando”. Secondo le stime di Carbon brief gli Usa avrebbero infatti incrementato la CO2 presente nell’atmosfera di oltre 509 miliardi di tonnellate. Una cifra che da sola costituisce circa il 20% del totale delle emissioni registrate dalla rivoluzione industriale in poi. Al secondo posto (ma in netto recupero negli ultimi decenni) c’è la seconda economia mondiale, ovvero la Cina. Pechino avrebbe infatti emesso circa 285 miliardi di tonnellate di CO2, pari all’11% del totale. Medaglia di bronzo per la Russia che si ferma a quasi 173 miliardi di tonnellate (7%) del totale. Giù dal podio ma comunque rilevante il Brasile con 113 miliardi di tonnellate (5%). Le emissioni del paese sudamericano sono principalmente legate alla riduzione della superficie forestale e non all’attività economica in sé, visto che la quota da imputare ali combustibili fossili si ferma a 16 miliardi di tonnellate. Chiude la top 5 l’Indonesia con 103 miliardi (7%), anch’essa principalmente legata al fattore territorio.

Non solo combustibili fossili, contano anche le variazioni nelle aree verdi

La stima di Carbon brief per la prima volta (rispetto alle edizioni precedenti) somma alle emissioni legate ai combustibili fossili quelle generate dall’alterazione dell’ambiente. Si tratta di un calcolo che tenta di quantificare quanta anidride carbonica in più è stata emessa a causa dell’utilizzo delle aree verdi presenti sul territorio. Potrebbe trattarsi di fenomeni di deforestazione, ad esempio, per colpa dei quali aumentano le emissioni di CO2 di un dato Paese, così come una crescita dell’urbanizzazione (che sottrae ai “polmoni naturali” parte delle loro capacità).

Limitandosi a questa componente la classifica viene in parte rivoluzionata. A balzare in testa è il Brasile con ben 96,9 miliardi di tonnellate stimate (la contrazione della foresta pluviale ha lasciato il segno). Seguono a stretto giro sempre gli Stati uniti con 89,1 miliardi di tonnellate e l’Indonesia con 87,9. L’Italia è tra i paesi in classifica che rispetto al 1850 ha visto le proprie aree boschive ampliarsi, addirittura riducendo (e assorbendo) parte dell’anidride carbonica emessa (-1,6 miliardi di tonnellate). In questo campo bene anche la Polonia con -2,5 miliardi di tonnellate, la Francia con -3 miliardi e la Germania con -4,6 miliardi di tonnellate di CO2.

Il boom delle emissioni dopo la Seconda guerra mondiale

Come prevedibile, la vera crescita nelle emissioni di CO2 si è registrata a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale. Gli anni del boom economico post-conflitto, che hanno portato allo sviluppo del mercato di massa nell’occidente (e non solo). Nel 1900 la quantità di anidride carbonica emessa dai combustibili fossili si limitava a 2 miliardi di tonnellate, con 4,3 miliardi collegati invece all’alterazione delle aree verdi. Nel 1945 la situazione cambia con 4,2 miliardi di tonnellate per i fossili e 5,8 miliardi per le aree verdi. Poi, nel giro di trent’anni, il dato legato al fossile è esploso a 16,9 miliardi, con una riduzione invece di quello legato al verde a 4,3 miliardi di tonnellate. Nel 2000 i combustibili fossili hanno emesso 25,1 miliardi di tonnellate, che nel 2021 sono diventati circa 37, in una crescita senza soluzione di continuità (salvo il 2020 della pandemia).

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