Perché il metaverso di Facebook ricorda un episodio di Black Mirror

17 Novembre 2021

Il metaverso di Facebook ricorda una puntata della serie Black Mirror. In quel caso si trattava di una oscura distopia, nel caso di “Meta” di un progetto da decine di miliardi di dollari che punta a trasformare i social di Facebook in un universo parallelo a realtà aumentata.

Lo scorso 29 ottobre Mark Zuckerberg ha annunciato il cambiamento nel nome di Facebook, diventato “Meta”. Cioè in realtà, come è ovvio che sia per chi frequenta il social network, Facebook non ha cambiato nome. Nemmeno Instagram o Whatsapp. A cambiare nome è stata la società che controlla questi tre diversi social, diventato “Meta”, che poi sarebbe l’abbreviazione di “Metaverso”. Un termine su cui Mark Zuckerberg sembra volerci puntare molto, se non tutto.

“Il metaverso sembrerà un ibrido tra l’esperienza dei social network di oggi, a volte estesa alle tre dimensioni o proiettata nel mondo fisico”, dichiara l’azienda nella sua nota di presentazione. Resta un concetto che Zuckerberg aveva già esposto in una precedente intervista: il metaverso che intende lui non è di proprietà di Facebook, ma un universo virtuale in cui tutti i creatori di contenuti potranno offrire le loro creazioni e “popolarlo”. Il metaverso sembra insomma voler essere a tutti gli effetti un universo parallelo virtuale, basato sulla popolazione iscritta ai social del gruppo.

Mark Zuckerberg o gli sceneggiatori di Black Mirror?

In uno dei video di presentazione del metaverso pubblicati da Zuckerberg, il creatore di Facebook parla con una sua versione virtuale. L’avatar (la versione digitale di sé stessi) in computer grafica riporta gli stessi lineamenti di Zuckerberg ma “vive” al di là della barriera della realtà fisica, nel metaverso. In questo mondo tanti altri piccoli avatar interagiscono tra di loro, persone provenienti da ogni parte del mondo, seduti a casa dietro al proprio portatile o smartphone.

È il momento di un test. Qui di seguito sono riportati due video. Il primo è l’introduzione alle funzionalità di Meta, pubblicato dalla società stessa. Il secondo è il trailer di una delle puntate di Black Mirror (la seconda della prima stagione), serie di fantascienza realizzata nel Regno Unito (prima dell’acquisizione di Netflix) e dedicata alla deriva tecnologica alla quale l’umanità potrebbe andare incontro nei prossimi decenni. L’episodio in questione risale al 2011.

Nella distopia messa su schermo in Black Mirror il protagonista della puntata si trova a dover pedalare su una cyclette per potersi guadagnare una valuta virtuale, i “meriti”, con cui acquistare servizi e prodotti offerti dal metaverso. Nella puntata viene anche ritratta la parodia di un talent show musicale in cui il pubblico è interamente costituito da avatar. Le similitudini con l’idea di Meta non mancano, anche se ovviamente nel secondo caso si tratta semplicemente di una serie televisiva senza alcun riferimento alla società Meta.

È una cosa seria?

Per l’azienda evidentemente sì, eccome. Oltre ad aver cambiato nome al gruppo, atto che già di per sé carica l’iniziativa di importanza, Meta punta ad investire parecchie risorse nel progetto di realtà virtuale. Nel solo 2021 l’ex gruppo Facebook prevede di investire 10 miliardi di dollari in ricerca nel settore della realtà virtuale. Stando a quanto riportato da Mark Zuckerberg inoltre questa cifra sarebbe da considerare soltanto come un primo passo, con un aumento progressivo nei prossimi anni.

Quanto ci vorrà?

Il progetto non è destinato a realizzarsi in poco tempo. L’azienda stessa dichiara che saranno necessari dai dieci ai quindici anni per fornire agli utenti un prodotto completo. Stando alla mole dell’investimento e al capitale mediatico che la società ha puntato, però, c’è da immaginare che qualcosa davvero uscirà dal cappello di Meta. E dato che Facebook nacque come un semplice annuario dedicato ai ragazzi dell’Università di Harvard, forse è meglio non sottovalutare questo metaverso.

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