Dall’attaccamano al velcro biodegradabile: la scoperta italiana che cambia la botanica

24 Novembre 2021

Un velcro biodegradabile che replica i micro aculei degli “Attaccamani”, aprendo ad una lunga serie di applicazioni in ambito botanico. La scoperta di un team italiano pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature

Un gruppo di ricercatori dell’Istituto italiano di tecnologia ha pubblicato su Nature uno studio sul velcro biodegradabile. O meglio, su una sostanza in grado di replicare gli “uncini” presenti su alcune piante ed essere in grado di attaccarsi ai vegetali in maniera non invasiva. Una svolta nella cura e nell’analisi delle piante: a questo speciale velcro possono infatti essere applicati sensori in grado di osservare da vicino e con precisione il ciclo di vita dei vegetali.

Sfruttare la proprietà delle piante

Il gruppo di ricerca coordinato da Barbara Mazzolai dell’Istituto italiano di tecnologia ha sviluppato il primo prototipo di velcro biodegradabile. Una scoperta che, sebbene nei test pubblicati dal gruppo si limiti ad una applicazione sulle piante, potrebbe aprire a tutta una serie di evoluzioni. I ricercatori si sono infatti ispirati alla struttura della Galium aparine, conosciuta anche come “attaccamani”. Una pianta caratterizzata dalla presenza di piccoli aculei in grado di agire proprio come un velcro per qualsiasi cosa gli si posi sopra.

Questo velcro sostenibile e di nuova generazione (esperimento unico nel mondo) nasce dall’osservazione delle piante e dalla replicazione delle caratteristiche prensili di questa varietà. I ricercatori sono riusciti a ricreare artificialmente la struttura delle foglie, tanto da riuscire a creare un “cerotto” che può essere fissato sulle piante senza alcun effetto negativo di tipo invasivo. Gli scienziati hanno osservato la struttura per poi replicarla tramite una stampante 3d.

Nell’esperimento condotto al velcro biodegradabile è stato applicato un sensore capace di raccogliere informazioni sulla vita della pianta, utilissima sia per la sua eventuale cura che per i ricercatori stessi.

Ha dichiarato Barbara Mazzolai: “I nostri studi partono sempre dall’osservazione della natura, cercando di replicare le strategie degli esseri viventi in tecnologie robotiche a basso impatto ambientale. Con questa ultima ricerca abbiamo ulteriormente mostrato che è possibile realizzare soluzioni innovative che non solo hanno l’obiettivo di monitorare lo stato di benessere del nostro pianeta, in particolare le piante, ma che lo facciano senza alterarlo”.

L’obiettivo spiegato nello studio pubblicato su Nature

I ricercatori scrivono che attraverso questo studio riescono a dimostrare come una “strategia di ancoraggio” che replica quella delle piante possa essere attaccata o penetrare i tessuti delle foglie in modo tale da analizzare le sostanze contenute all’interno della foglia.

Tutto è partito dalla Galium Aparine, per gli amici “Attaccamano”

La pianta oggetto dell’esperimento è la Galium aparine. Un vegetale famoso e conosciuto come “attaccamano” in quanto ricoperto di peli/aculei ruvidi in grado di incollarsi alle superfici in un modo del tutto paragonabile a quello del velcro. Una pianta annuale che in antichità (ma non solo) veniva impiegata contro alcune malattie cutanee e come “erba medicinale”. Viene chiamata anche “asprella” e tende ad arrampicarsi grazie ai suoi fitti aculei.

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