La Russia chiude i rubinetti del gas, dall’Asia tornano le navi di metano liquido

23 Dicembre 2021

Si è azzerato il flusso dei gasdotti che trasportano il gas dalla Russia in Europa. I prezzi record stanno però attirando nuovamente le navi con metano liquido e dagli Stati Uniti ne starebbe persino arrivando in “soccorso” una flotta.

Dopo mesi di assenza le navi container starebbero tornando in Europa cariche di gas metano liquido. I prezzi estremi e le ampie riserve asiatiche stanno portando i fornitori a riallacciare i rapporti con il Vecchio continente che invece del metano ha un bisogno disperato ed è disposta a spendere cifre record. Un cambio di scenario proprio nei giorni in cui la Russia ha azzerato il flusso di gas nella tratta polacca, aggravando ulteriormente la crisi energetica europea.

Non esiste beneficenza: si va dal miglior offerente

Dopo aver optato per la rotta asiatica, attratti da un mercato in netta ripresa e prezzi elevati, le navi che trasportano metano liquido starebbero cominciando a tornare in Europa. A dirlo sono diverse testate internazionali, compreso il Financial Times: le navi di “LNG” stanno tornando in Europa dopo quasi un anno di consegne in Cina, Giappone e Corea del Sud. Perché? I prezzi del gas in Europa ora sono decisamente più elevati rispetto a quelli asiatici (anzi proprio record storici) e, altro elemento importante, a differenza del Vecchio continente le nazioni orientali hanno riempito del tutto i loro stoccaggi.

In altre parole, negli ultimi mesi le navi con il gas metano liquido avevano servito l’Asia grazie ai prezzi più elevati e contratti di fornitura a lungo termine ma ora quegli stessi paesi ne sono “sazi”. Al contrario l’Europa non aveva riserve di metano tanto risicate da oltre un decennio e sta cercando disperatamente di riempirle per superare l’inverno.

La cavalleria arriva dagli Usa

Nella serata di mercoledì 22 dicembre Bloomberg ha annunciato che una “flotta” di navi cargo statunitensi risultava essere diretta verso l’Europa portando circa un milione e mezzo di metri cubi di gas naturale. Per la precisione sarebbero dieci le navi dirette verso il Vecchio continente, con altre venti potenzialmente pronte ad attraversare l’Atlantico. Anche in questo caso non si tratta di beneficenza: il prezzo del gas naturale nel Nord-Europa (porti di riferimento per il mercato) risulta essere decisamente superiore rispetto a quello rilevato in Asia e addirittura quattordici volte superiore a quello statunitense. La crisi energetica è insomma una faccenda tutta europea che, ancora una volta, si trova a far affidamento agli Stati Uniti per salvarsi da una situazione decisamente pericolosa in termini di risorse e stoccaggi.

La Russia ha chiuso i rubinetti

Il “soccorso” – per quanto limitato e temporaneo – delle navi ad LNG giunge in una fase critica dei rapporti tra Europa e Russia. Il prodotto della geopolitica è spietato: azzeramento del flusso di gas dalla Russia attraverso il gasdotto Yamal (che passa anche attraverso Polonia, Bielorussia e Ucraina). Non arriva più gas dalla porta principale. È stata questa la notizia che portato nuovamente le quotazioni del metano ad un livello record. Una dinamica che scatena immediatamente un effetto domino sul mercato all’ingrosso del gas naturale che, infatti, ha toccato nuovi record proprio nella settimana che precede Natale.

Nell’asta per il 22 dicembre infatti il mercato italiano ha registrato un prezzo prossimo ai 184 euro al megawattora. Per la stessa quantità prima del 10 dicembre si spendeva meno di 100 euro. Un anno fa, nel dicembre 2020, il prezzo si aggirava sui 16 euro. Giusto per tenerne conto e fare una proporzione: la portata della crisi è notevole e l’arrivo delle navi LNG potrà alleviare ma non risolvere questa situazione.

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